Sono ormai lontani i tempi in cui gli Etf venivano demonizzati pubblicamente dall’intera filiera dell’industria del risparmio gestito, dalle case prodotto ai distributori di fondi comuni di investimento. Quante volte, nel corso di questo primo quarto di secolo, abbiamo documentato sulle pagine di Plus24 (settimanale di finanza personale in edicola ogni sabato con il Sole 24 Ore) la reticenza delle banche a offrirli ai risparmiatori, anche quando erano gli stessi clienti a entrare in filiale per richiederli? E quanti allarmi sono stati lanciati – e puntualmente rilanciati – sui rischi sistemici degli Etf? Eppure, se per anni sono stati considerati come il diavolo da esorcizzare, adesso gli Etf iniziano via via a rappresentare l’acquasanta per le strategie delle case di investimento, che lanciano piattaforme proprietarie di Etf per difendere i margini e rimanere competitivi sul mercato.
Insieme alle innumerevoli società di gestione di fondi comuni internazionali, sono ormai diverse le realtà italiane che figurano tra gli emittenti di Etf quotati a Piazza Affari. Strumenti progettati in primis per essere inseriti nei portafogli di prodotti del risparmio gestito del gruppo (fondi comuni, gestioni patrimoniali e polizze). E i gruppi tricolore nel giro di pochi mesi hanno spostato sui propri Etf miliardi di euro che prima erano investiti in strumenti passivi di case terze. Fineco (Fam Etf), Fideuram (D-X Etf) ed Eurizon (YourIndex Etf) sono stati i principali protagonisti di questo travaso. Una strategia che aiuta la casa di gestione a controllare meglio la catena del valore e a trattenere commissioni che altrimenti andrebbero a beneficio di emittenti terzi.
Ma se le società hanno “scoperto” i benefici degli Etf solo di recente, i loro gestori da tempo sono invece tra i principali utilizzatori. È sufficiente infatti scorrere l’elenco dei titoli presenti nei portafogli dei fondi gestiti attivamente, per scorgere tra le prime posizioni nomi di Etf che consentono di esporsi con una singola operazione a determinati mercati. Una prassi che da sempre rappresenta il miglior sigillo di qualità per uno strumento che ha contribuito a portare una sana concorrenza nel settore finanziario e a democratizzare il mondo degli investimenti. Sono quindi i gestori di fondi comuni, ma anche di fondi pensione e polizze, i primi che si avvantaggiano dell’efficienza e dell’economicità degli Etf.
Ma ad analizzare i dati che ogni mese pubblica Assoreti, l’uso degli Etf si sta diffondendo non solo tra i gestori, ma gradualmente anche tra i consulenti finanziari e le reti di private banking, che li stanno integrando sempre di più sia nei portafogli di consulenza (advisory), sia in quelli gestiti (discrezionali): nell’ultimo anno (dati a fine marzo 2026) le società aderenti all’associazione di categoria hanno collocato ben 5,8 miliardi di Etc ed Etf. Una svolta epocale.













