Storie Web venerdì, Aprile 24

Sono determinanti. Il conflitto colpisce in modo diretto il 22,5% della nostra area agricola, un territorio pari a oltre 50mila ettari. Il Sud del Paese ospita il 70% di tutta la nostra produzione di agrumi e anche il 90% di quella di banane. In quest’area la guerra non colpisce solo i consumi interni di frutta, ma influenza un mercato regionale più ampio che comprende la Siria, la Giordania e lo stesso Iran, tutti Paesi che in questa stagione dell’anno dipendono dalle forniture libanesi per l’acquisto di agrumi e banane, appunto. La guerra dunque incide anche sull’export agricolo del Libano: per i nostri agricoltori, si tratta di un’importante diminuzione degli introiti di cassa.

Quanto è costata finora questa guerra, al Libano?

Questa guerra per noi è iniziata alla fine del 2023, con la risposta di Israele all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Con l’aiuto della Fao e della Banca Mondiale il governo libanese ha calcolato che, per il primo anno, all’agricoltura libanese la guerra è costata 800 milioni di euro. Ad oggi, però, stimiamo che l’impatto sia raddoppiato. Il problema è che alcuni dei danni sono a lungo termine perché sono state distrutte le serre, le fattorie, le infrastrutture insomma. Inoltre, anche dopo averli ripiantati ci vorranno anni per ripristinare gli agrumeti e gli uliveti distrutti. Sempre per il primo anno di conflitto, insieme alla Banca Mondiale avevamo fatto una valutazione precisa dell’impatto del conflitto su tutta l’economia del Libano: il risultato è un conto da 11 miliardi di dollari. E anche questa cifra, ad oggi, stimiamo che sia raddoppiata. Il costo del conflitto ormai supera i 20 miliardi di dollari.

Crede che il cessate il fuoco durerà?

Non sono ottimista, ma dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere per mantenerlo. Quello che succede tra Israele e Libano dipende da quanto succede tra Stati Uniti e Iran. La volontà del governo libanese è sempre stata di fermare questa guerra, il problema è Hezbollah e la sua relazione con l’Iran, perché ricevono ordini da Teheran più che dal governo libanese.

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