Luci e ombre per l’economia italiana nel report annuale dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). L’organizzazione parigina, presentando la sua Economic Survey dedicata al nostro Paese, traccia il profilo di una nazione che ha saputo mostrare una resilienza inaspettata di fronte alle crisi recenti, ma che resta frenata da zavorre storiche e nuove minacce geopolitiche.
Il 2025 si è chiuso con segnali incoraggianti sul fronte del bilancio: il deficit è sceso a poco più del 3%, per la precisione al 3,1% come ha “fotografato” ieri il ministro Giorgetti, lo spread è in calo e le agenzie di rating hanno premiato la stabilità del Paese. Tuttavia, l’OCSE lancia un monito severo: con un debito pubblico che supera il 137% del PIL, l’attuale equilibrio tra entrate e uscite non basta.
“Sarà necessaria una correzione di bilancio significativa”, avverte l’organizzazione, citando le crescenti pressioni derivanti dagli impegni per la difesa e dallo shock energetico causato dal conflitto in Medio Oriente scoppiato nel 2026. Questa nuova crisi rischia di rallentare i consumi e gli investimenti, portando l’OCSE a tagliare le stime di crescita per l’Italia allo 0,4% per il 2026 e allo 0,6% per il 2027.
L’emergenza salari e il divario generazionale
Uno dei punti più critici sollevati dal Capo Economista dell’OCSE, Stefano Scarpetta, riguarda il potere d’acquisto. A fine 2025, i salari reali in Italia risultavano ancora inferiori ai livelli del 2019, con una stagnazione che per i giovani lavoratori affonda le radici addirittura nel 1990.
“I salari sono al palo perché la produttività è cresciuta pochissimo”, ha spiegato Scarpetta. I dati sui giovani sono impietosi: sebbene il tasso di NEET (chi non studia e non lavora) sia migliorato scendendo dal 27% al 15,4%, l’Italia resta maglia nera nell’area OCSE, seconda solo alla Grecia per il basso tasso di occupazione nella fascia 20-24 anni. A peggiorare il quadro contribuiscono i finanziamenti all’università, tra i più bassi del mondo industrializzato: “sono ai livelli più bassi di gran parte dei paesi OCSE”.
Per questo sarebbe opportuno “dare più risorse alle università pubbliche e rafforzare gli incentivi affinché queste assicurino che i laureati siano pronti per il mercato del lavoro”.
Infine resta il tema annoso e strutturale del sistema impresa Italia. “La scarsa dinamica imprenditoriale e l’elevata incidenza di micro e piccole imprese pesano sulla crescita della produttività e sull’innovazione”.
Fisco e riforme: la ricetta dell’OCSE
Per uscire dalla stagnazione, la ricetta di Parigi punta su una riforma profonda del fisco e della spesa. Per questi motivi consiglia di proseguire l’attività legata al Contrasto all’evasione inasprendo i controlli sui lavoratori autonomi e ridurre l’attrattività dei regimi fiscali troppo semplificati che incentivano il “frazionamento” del lavoro.
Chiede anche interventi capaci di ampliare il cuneo fiscale per diminuire il carico dalle tasse sul lavoro (particolarmente gravose per i redditi bassi) spostandolo verso la proprietà e le rendite. Al fine di far emergere il sommerso, infine, chiede al nostro Paese di incentivare i pagamenti elettronici
Rapporto Ocse (Rai)
Il ruolo del PNRR e la sfida energetica
Il perno della resilienza italiana resta comunque il PNRR. Nel 2025, gli investimenti pubblici hanno toccato il 3,8% del PIL, il livello più alto degli ultimi 35 anni. L’OCSE esorta a portare a compimento tutti i progetti entro la scadenza del 2026, evitando di chiedere deroghe alle regole europee se non strettamente necessario.
Occorre ora, secondo Panetta, una “strategia complessiva e selettiva che prosegua la spinta del PNRR” e faccia perno sul piano strutturale di bilancio concordato con l’UE: dal fisco alla velocizzazione della giustizia, dalla Pubblica Amministrazione alla partecipazione al mercato del lavoro.
Infine, la sostenibilità a lungo termine passerà dal mix energetico. La dipendenza dai combustibili fossili continua a minare la competitività delle imprese italiane. “L’elettrificazione e il passaggio dal gas naturale alle rinnovabili sono fondamentali”, conclude il rapporto, sollecitando un’accelerazione sulle infrastrutture di trasmissione e stoccaggio dell’energia per ridurre costi e dipendenza dall’estero.
Se la situazione economica legata alla crisi energetica dovesse peggiorare ulteriormente, l’indicazione è di “concentrarsi su misure per le famiglie a basso reddito e i settori produttivi più colpiti dal costo dell’energia, come l’agricoltura e il trasporto, piuttosto che adottare misure più generali”.
Ocse (ANSA)
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