Il vincitore delle elezioni ungheresi Peter Magyar, che ha sconfitto Viktor Orban alle urne e che il mese prossimo sarà ufficialmente il primo ministro di Budapest, nel corso di una conferenza stampa ha annunciato i primi nomi dei ministri del suo governo.
Magyar è pronto a confermare Anita Orbán (non ha alcuna parentela con l’ex premier) al ministero degli Affari esteri. Al dicastero dell’Economia, che verrà unito a quello dell’Energia e diverrà un super-ministero centrale per il nuovo governo ungherese, verrà chiamato l’ex alto dirigente della multinazionale Shell, Istvan Kapitany, forse il nome più importante tra i manager che hanno aderito a Tisza, il partito fondato dal nulla due anni fa dal Magyar. Al ministero delle Finanze andrà invece András Kármán, un economista con una lunga esperienza nell’amministrazione pubblica e in istituzioni finanziarie, considerato un profilo tecnico e attento alla gestione del debito pubblico.
Alla Difesa è stato indicato Romulusz Rusin-Szendi, generale ed ex capo di Stato maggiore, ritenuto un nome di peso per il rafforzamento delle forze armate ungheresi e i rapporti con la Nato. Zsolt Hegedus, medico ungherese-britannico con una lunga esperienza nel sistema sanitario pubblico del Regno Unito, sarà invece ministro della Salute, mentre l’esperto di transizione green Laszlo Gajdos sarà ministro all’Ambiente. Infine Szabolcs Bona, espressione del mondo agricolo magiaro, sarà il ministro all’Agricoltura. I negoziati per completare le nomine – i ministri saranno in tutto 16 – proseguiranno nei prossimi giorni. Il nuovo gruppo parlamentare di Tisza, forte di 141 deputati, stabilirà anche le cariche più importanti del Parlamento di Budapest: Andrea Bujdoso è già stata indicata alla guida del gruppo, mentre Agnes Forsthoffer è candidata alla presidenza dell’assemblea nazionale.
Magyar ha ribadito di nuovo la sua richiesta di dimissioni ai vertici nominati in precedenza da Orban: se non lo faranno entro il 31 maggio, ha detto il primo ministro in pectore, saranno rimossi lo stesso dalla nuova maggioranza parlamentare, che forte dei due terzi dei seggi può procedere anche alle riforme costituzionali senza dover trovare l’accordo con l’opposizione. Tra le più alte figure istituzionali invitate ad andarsene ci sono il presidente della Repubblica e i vertici del sistema giudiziario.
Primo obiettivo un’intesa con Bruxelles
Il primo atto del nuovo governo di Magyar, non appena si insedierà, sarà quello di raggiungere un’intesa con Bruxelles per sbloccare i circa 18 miliardi di euro di fondi comunitari attualmente congelati a causa delle controversie sullo Stato di diritto legate alla vecchia era Orban. Il leader di Tisza – che per due anni è stato egli stesso europarlamentare a Strasburgo e dunque conosce bene le dinamiche comunitarie – si è detto ottimista: un accordo politico con i vertici della Ue potrebbe essere già firmato tra il 15 e il 20 maggio. In cambio dello sblocco dei fondi, Budapest sottoscriverà una tabella di marcia dettagliata con le riforme che l’Ungheria intende attuare fino alla fine di agosto per ripristinare nel Paese uno stato di diritto.








