La lunga pausa estiva delle scuole è ormai alle porte e i Comuni invitano le famiglie a fare domanda per i summer camp. In questi giorni le iscrizioni sono aperte a Torino, Bologna, Monza, Cesena e in molte altre città. Milano, invece, ha già chiuso lo scorso 7 aprile quelle per gli studenti della primaria e nella pagina web dedicata, dove presto verranno pubblicate le graduatorie finali, si legge un avviso importante: «L’elevato numero delle richieste ricevute non consentirà l’apertura delle prenotazioni tardive». Per chi non ha fatto in tempo, in pratica, resta solo l’offerta privata: centinaia di iniziative, dagli oratori ai camp bilingue, ma con tariffe spesso poco accessibili.
Si apre così la corsa ai centri estivi per molte famiglie (sono 3,5 milioni gli studenti tra scuola dell’infanzia e primaria). Nel 2025 lo studio Adoc-Eures aveva mappato i costi di circa 200 iniziative in otto grandi città italiane e la spesa media per un centro estivo a tempo pieno si attestava sui 173 euro a settimana, con le città del Nord più care (Milano in particolare). «L’Italia – spiega Anna Rea, presidente Adoc – è uno dei pochi Paesi europei dove le scuole vanno in vacanza per tre mesi pieni. La gestione di questo periodo e queste cifre diventano insostenibili per tante famiglie».
I fondi
Nel frattempo i Comuni hanno già programmato l’offerta, grazie alla stabilizzazione del Fondo nazionale per le attività socio-educative a favore dei minori che dal 2026 assicura agli enti locali 60 milioni di euro a regime per le iniziative a rivolte ai minori tra il 1° giugno e il 31 dicembre (articolo 1, commi 222-223, legge 199/2025).
La certezza di fondi impegnati a regime agevola la pianificazione degli enti locali, ma le tempistiche di erogazione delle risorse pubbliche – ferme a 60 milioni annui da ormai cinque anni – ancora non consentono alle amministrazioni di potenziare davvero l’offerta. Il via libera in Conferenza Stato-Città e Autonomie locali allo schema di decreto del ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, che definisce per il 2026 i criteri di riparto dei fondi è arrivato lo scorso 9 aprile. Gli uffici del ministero fanno sapere che, una volta ottenuto il parere vincolante del Mef (che dovrebbe arrivare a giorni), verrà aperta la procedura online per raccogliere le manifestazioni di interesse dei Comuni, necessaria per evitare lo spreco di risorse assegnate ad enti che non sviluppano iniziative. Quest’anno l’iter potrà essere avviato in tempi rapidi, anche prima dell’ok formale della Corte dei Conti al decreto di riparto, proprio perché sono state stanziate a regime.
I Comuni hanno accolto con favore la stabilizzazione del fondo nazionale: in passato le risorse andavano individuate ogni anno e la richiesta di rinnovo dell’impegno economico costringeva le amministrazioni a mettere a budget le iniziative estive senza certezze. Il dipartimento della Famiglia, inoltre, sta lavorando per aumentare ulteriormente i fondi: non si esclude che nuove risorse, derivanti da residui degli anni precedenti, possano essere aggiunte ai 60 milioni.









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