Secondo una recente ricerca di Circana il 71% degli europei consuma meno alcolici, e il 25% dei giovani (Gen Z) non ne acquista affatto. Il trend negli Stati Uniti non è dissimile e il livello di consumo è ai minimi storici. Che fare per le società leader nel settore degli spirits? L’italiana Campari nel 2025 ha evidenziato vendite poco variate (-0,6% a 3.051,2 milioni, ma +2,4% su base organica in quanto l’effetto cambio è stato negativo per il 2,4%), ma l’Ebitda è balzato del 37,7% a 715,9 milioni, l’Ebit del 44,6% a 567,5 milioni e l’utile netto ben del 71,7% a 346,3 milioni.
Le cifre chiave
Va ricordato che nello scorso esercizio Campari ha beneficiato di proventi da cessione di business per ben 55,3 milioni, avendo intrapreso una strategia di focalizzazione sui brand principali che l’ha portata alla cessione di Cinzano vermouth e sparkling wine, amaro Averna e mirto Zedda Piras. Anche su base rettificata di tali proventi non ricorrenti, comunque, l’Ebitda sarebbe aumentato del 7,2% a 785,2 milioni, l’Ebit del 5,3% a 636,9 milioni e l’utile netto del 2,7% a 386,1 milioni.Il colosso francese Pernod Ricard, nel primo semestre dell’esercizio 2025/2026 (chiusura esercizi al 30/6 di ogni anno), ha invece evidenziato una contrazione dei ricavi pari al 14,9% a 5.253 milioni (-5,9% a parità di cambi e perimetro, in quanto anche Pernod Ricard ha ceduto alcuni marchi, in particolare il whisky indiano Imperial Blue). L’Ebit è sceso del 18,7% a 1.614 milioni (-7,5% su base organica) e l’utile netto del 17,4% a 1.003 milioni.
Le attese
Il management di Campari nel 2026 prevede di mantenere un buon ritmo di crescita organica delle vendite, mentre l’Ebit rettificato dovrebbe salire in misura contenuta in termini organici per effetto dell’anticipo degli investimenti in pubblicità e promozione alla prima parte dell’anno e dell’effetto dei dazi sulla base di confronto (impatto stimato in 30 milioni). Il gruppo continuerà a beneficiare del programma di contenimento dei costi; si prevede invece un effetto perimetro negativo pari a circa 70 milioni sulle vendite nette e a 30 milioni sull’ebit rettificato, a seguito della cessione di brand non prioritari. Pernod Ricard, da parte sua, ritiene che il 2025/2026 sarà un esercizio di transizione ma con ricavi in miglioramento su base organica (l’effetto cambi sarà ancora negativo). Proseguirà nel programma di contenimento dei costi grazie al programma Fit for Future (tra l’esercizio in corso e quello che si chiuderà nel 2029 sono attese efficienze operative per 1 miliardo) ed intende effettuare investimenti (capex) per circa 750 milioni. Nel medio termine entrambi i gruppi si attendono un incremento di ricavi e margini grazie alla forte presenza internazionale e al vasto portafoglio di brand.






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