«I nostri studenti conservano tutti i loro sogni, anche sotto le bombe. È nostra responsabilità farli continuare a studiare ai massimi livelli». Così suor Maya Beaubi, direttrice della Scuola del Sacro Cuore di Ain Ebel, nel sud del Libano. La sua scuola – una tradizione alle spalle di 165 anni – è a soli cinque chilometri dal confine sud del Libano, stretta fra la morsa di Hezbollah e le bombe israeliane. In questi giorni suor Maya è a Milano, per partecipare al salone “SFIDE-La scuola di tutti”, all’interno di “Fa’ la cosa giusta!”. Al suo fianco avrebbero dovuto esserci anche alcuni dei suoi studenti, a coronamento di un progetto di gemellaggio fra la scuola libanese e alcuni istituti milanesi. I ragazzi dei due Paesi si sono scritti per mesi, hanno un gruppo whatsapp in cui prima giravano messaggi su musica e sport. Ora arrivano messaggi sulla paura.
La scuola riesce a funzionare? Dove sono gli studenti e le studentesse del suo istituto?
Il 50% è purtroppo sfollato in tutto il Libano. Noi abbiamo studenti dalla scula materna alle superiori. Ci sono persone che non riescono a trovare una casa perché ogni volta che si spostano, ci sono bombardamenti vicino a loro. Perché i bombardamenti, ora, non sono solo nel sud, ma nella Bekaa, persino nelle periferie di Beirut e anche all’interno di Beirut. La nostra scuola continua a funzionare, ma bisogna mettersi d’accordo esattamente su che cosa intendiamo per “aperta”: i ragazzi continuano a seguire delle lezioni? Sì, lo fanno, ma non in presenza, perché è praticamente impossibile. Non possiamo neanche circolare nel villaggio, tutto intorno ci sono i bombardamenti. La gente non dorme da giorni, perché ci sono tentativi di manovre di terra da entrambi i fronti: da parte di Hezbollah e da parte israeliana. Abbiamo paura di tutto.
Potete chiamarli, sapete dove si trovano, potete parlare con loro?
Certo, li sentiamo fin dal primo giorno. Nella nostra scuola portiamo avanti da cinque anni un progetto digitale avanzato. Gli studenti hanno applicazioni di Intelligenza Artificiale di alto livello. Abbiamo una piattaforma e possiamo seguire da vicino gli studenti: se hanno Internet, se hanno l’elettricità, se hanno fatto i compiti. I professori correggono tutti i compiti, facciamo un monitoraggio puntuale. Ogni giorno i professori mi comunicano chi è assente, chi non è entrato nella piattaforma per consegnare i compiti, ecc. C’è un intero team che rimane sempre in contatto con i genitori per sapere se stanno bene, se hanno bisogno di qualcosa. Ad esempio, durante l’attacco israeliano dell’anno scorso abbiamo mantenuto aperte quattro scuole e io ci sono andata con alcuni insegnanti coraggiosi. Abbiamo seguito gli studenti ovunque si trovassero per sostenere gli esami in presenza e ottenere voti autentici, perché i nostri studenti hanno dei sogni. Anche se siamo una scuola francofona, vengono ammessi alle università anglofone a Parigi, in Inghilterra. Tutto questo anche sotto i bombardamenti.









