Storie Web mercoledì, Marzo 11

Anche nelle università statali il mandato dei rettori potrebbe diventare rinnovabile, per una durata complessiva di dieci anni sul modello cinque più cinque. Così facendo il modello si avvicinerebbe al sistema già in vigore nelle università private.

I precedenti tentativi

Il condizionale è d’obbligo visto che la questione è sorta e tramontata più volte negli ultimi mesi. Ad esempio quando il 29 gennaio scorso il Consiglio dei ministri ha approvato l’ultimo decreto Pnrr (il Dl 19/2026 che è stato poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 febbraio). Già in quella sede si era parlato di inserire nel testo una modifica in tale senso, senza riuscire però a trovare la quadra. La scena si è ripetuta in seno al tavolo tecnico sulla riforma della legge 240/2010 voluto dalla ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, che sta discutendo da mesi della governance degli atenei: anche in quel caso la questione è entrata e uscita dall’ordine del giorno a causa dell’impossibilità di trovare una sintesi.

La proposta

A riprovarci sono ora in tandem la Lega e Forza Italia che hanno presentato due emendamenti identici al Dl Pnrr attualmente all’esame della commissione Bilancio di Montecitorio. Il primo è a firma Miele-Di Mattina; il secondo è targato Cannizzaro. La soluzione proposta è la medesima. E consiste nel ridurre da sei anni a cinque anni la permanenza in sella dei rettori, rendendola però rinnovabile per un altro quinquennio. Il rinnovo verrebbe subordinato – come si legge in entrambe le proposte di modifica – a «una nuova elezione da parte dell’elettorato accademico».

Completano il restyling, da un lato, la previsione che i mandati rettorali abbiano una durata massima di dieci anni, anche non continuativi, e, dall’altro, la specifica che le elezioni per la carica di rettore siano indette almeno 120 giorni prima della scadenza naturale del mandato e si concludano quando ne mancano al massimo 45.

I due emendamenti propongono inoltre lo stesso regime transitorio per i “magnifici” al momento in sella. Più nel dettaglio, i rettori in scadenza nel 2026 possono restare al loro posto per il tempo strettamente necessario ad adeguare lo statuto dell’ateneo alle novità e a far svolgere le procedure elettorali (che andrebbero necessariamente avviate entro il 1° settembre 2026 in modo da arrivare all’insediamento dei nuovi rettori, in ogni caso, entro il 31 dicembre 2026, ndr). Fatta la premessa che la permanenza in carica non equivale al rinnovo del mandato né è computata ai fini del nuovo limite massimo decennale, le proposte di modifica al decreto Pnrr distinguono i mandati rettorali già completati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente Dl da quelli ancora in carica. Per i primi è previsto che possano svolgere un ulteriore mandato quinquennale; per i secondi è invece consentito che ne abbiano un secondo di durata quadriennale.

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