Per qualche minuto il mondo guarda lo stesso palco. Una fiamma che si accende, una coreografia che attraversa lo stadio, un racconto collettivo che si materializza tra luci, musica e corpi in movimento. È il momento in cui un Paese, o un brand, decide come mostrarsi al pianeta. Ma dietro quell’istante perfetto non c’è la magia. C’è un’industria. «Non è intrattenimento soft», dice Antonio Abete, ceo di Filmmaster. «È un settore industriale complesso, che richiede competenze, tecnologia e capacità finanziarie».
Le grandi cerimonie – Olimpiadi, Expo, finali sportive internazionali – non sono spettacoli improvvisati: sono progetti giganteschi, dove centinaia di professionisti lavorano per mesi, talvolta anni, per raccontare in un unico evento una storia che parli al mondo intero.
Filmmaster è un’azienda italiana che è diventata un big nel settore dei grandi eventi. E che ha trasformato questa arte in una competenza industriale. «Essere un’impresa italiana rappresenta senz’altro un vantaggio, soprattutto in un mercato globale, per la nostra capacità di unire senso estetico e rigore progettuale». Oggi il gruppo ha sette sedi nel mondo e circa 180 dipendenti stabili. Nei momenti di massima attività – per esempio durante le Olimpiadi – la squadra può arrivare a più di 500 persone.
Medio Oriente, Europa, nuove traiettorie in Asia e India: la mappa delle opportunità va allargandosi, insieme alle dimensioni operative di un gruppo che ha chiuso il 2025 con ricavi per 106 milioni e un Ebitda di 8,5 milioni, sostanzialmente in linea con i 100 milioni di ricavi e gli 8,2 milioni di Ebitda del 2024. Un percorso, quello di Filmmaster, che ha portato l’azienda a trasformarsi da casa di produzione pubblicitaria in piattaforma di live entertainment e grandi cerimonie, con presenza operativa distribuita tra Milano, Roma, Londra e Medio Oriente (Dubai, Riyadh e Dammam). Alle spalle ci sono 50 anni di attività che dall’advertising si è spostata, quindi, con decisione su grandi eventi e cerimonie, che valgono il 95% del fatturato di questa società che è al 100% di Ien, Italian Entertainment Network, in cui la famiglia Abete rappresenta il socio di maggioranza relativa.
In questo quadro, un dato è significativo: circa l’80% del lavoro si svolge fuori dall’Italia. «L’internazionalizzazione non è una strategia accessoria, ma è la condizione per esistere in questo mercato».

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