Droni intercettori low cost per abbattere Shahed iraniani in picchiata sul territorio dei Paesi del Golfo. L’Ucraina, ha chiarito il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, è pronta a fornire i propri droni intercettori di produzione nazionale ai Paesi del Medi Oriente in cambio dei missili di difesa aerea di fabbricazione Usa di cui Kiev ha disperatamente bisogno. L’Ucraina ha bisogno dei missili PAC-3 statunitensi per contrastare gli attacchi con missili da crociera e balistici delle forze russe. Kiev ha sviluppato intercettori economici ed efficienti per combattere i droni Shahed di fabbricazione iraniana utilizzati dalla Russia. I Paesi del Medioriente stanno utilizzando gli stessi missili terra-aria Usa per difendersi dagli attacchi iraniani. «Se ci daranno (i missili di difesa aerea), noi daremo loro i nostri intercettori. Si tratta di uno scambio equo», ha assicurato Zelensky.
A cinque giorni dall’operazione lanciata da Usa e Israele contro l’Iran, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bharein si trovano infatti a fronteggiare ondate di attacchi di droni pilotati dalla Repubblica Islamica. Centinaia di droni, tanti quanti se non di più dei missili balistici, anche allo scopo di esaurire le difese aree dei Paesi contro cui combatte. Attacchi che stanno mettendo sotto pressione le difese degli Stati Uniti e dei loro partner, dal Bahrein agli Emirati Arabi Uniti, intaccando in maniera considerevole le scorte di armi, a cominciare dai missili intercettori.
La prima mossa l’hanno fatta gli Usa: dopo appena otto mesi dalla sua presentazione, Washington ha scelto la guerra con l’Iran per schierare per la prima volta in combattimento il nuovo drone kamikaze a basso costo “Lucas”. Il drone ’Low-Cost Uncrewed Combat Attack System’ (da qui l’acronimo Lucas) è prodotto dalla SpektreWorks con sede in Arizona ed è stato presentato nel luglio 2025, quando il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sfilato nel cortile del Pentagono con più di una dozzina di aziende in competizione per fornire all’esercito nuove attrezzature, spiega Reuters sul proprio sito web, ricordando quanto gli Uav siano diventati centrali nella guerra moderna dopo il loro efficace utilizzo in Ucraina. Non a caso, il Centcom Usa ha affermato che i droni Lucas sono modellati proprio sullo Shahed di fabbricazione iraniana utilizzato ampiamente dalla Russia nell’invasione contro Kiev. La rapida messa in campo del Lucas rappresenta un cambiamento rispetto alle tradizionali tempistiche di approvvigionamento del Pentagono, che in genere durano anni dallo sviluppo iniziale all’implementazione operativa. Il drone utilizza un’architettura aperta che consente diversi carichi utili e sistemi di comunicazione e può essere impiegato sia per attacchi aerei che come drone target. Può essere lanciato da terra o da un camion e con un costo di circa 35.000 dollari è molto più economico dell’MQ-9 Reaper, che costa tra i 20 e i 40 milioni di dollari ma è riutilizzabile e molto più sofisticato. Il governo detiene la proprietà intellettuale del progetto Lucas, il che significa che diversi produttori potrebbero costruirlo, sebbene SpektreWorks detenga attualmente i contratti. Durante il suo sviluppo al Pentagono, Lucas è stato abbinato a sistemi di comunicazione Music di Viasat e Starlink o Starshield di SpaceX, secondo due fonti a conoscenza del programma, mentre una startup chiamata Noda fornisce il software per controllare i droni.
La lezione dell’Ucraina
Rimane il problema di fondo: come abbattere i droni low cost, senza intaccare missili che hanno costi particolarmente elevati? Al di là della proposta avanzata da Kiev di scambiare droni intercettori di produzione ucraina e missili di difesa aerea di fabbricazione Usa, in questi anni di guerra contro Mosca l’Ucraina ha sviluppato un modello che i Paesi della regione alleati agli Stati Uniti stanno studiando. Tutto nasce dal fatto che Kiev ha messo in campo uno “scudo” multitrato con cui è riuscita a bloccare a costi contenuti gli sciami di droni, gli Shaled di fabbricazione iraniana che le sono stati scagliati contro da Mosca. E lo ha fatto grazie ad aerei da combattimento, elicotteri, sistemi elettronici e armi di disturbo e falsificazione di segnali, cannoni e mitragliere anti aeree e altre capacità a basso costo. Per far quadrare i conti e ottimizzare i ridotti arsenali di intercettori, i Paesi del Golfo non useranno più i missili per contrastare i droni, lo faranno contro i missili balistici iraniani. Insomma, cambierà l’approccio tattico: gli intercettori saranno usati “con maggiore giudizio” e solo contro obiettivi di maggior valore, i missili balistici.
Per contrastare i droni Shaled Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bharein guarderanno alla tattica promossa da Kiev, che consiste nell’utilizzare droni FPV (First Person View) a basso costo (circa 2.500 dollari) in grado di accelerare rapidamente e scontrarsi fisicamente con i droni nemici (kamikaze) in volo. Spesso pilotati da operatori con visori, o dotati di sistemi AI in fase di sviluppo per l’inseguimento automatico, questi droni agiscono come piccoli caccia intercettori. I tecnici ucraini saranno chiamati a fornire supporto e tecnologie anti-drone. Perché prendere in considerazione l’esempio dell’Ucraina? Perché Kiev è riconosciuta leader mondiale nella guerra dei droni grazie all’abbattimento dell’80-90% di quelli russi.










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