Il dispositivo, atteso sul mercato entro fine anno, integra un sistema di stabilizzazione evoluto per le riprese e funzioni di tracciamento basate su “agentic shooting”, cioè su un’AI capace di prendere decisioni autonome sull’inquadratura. L’intelligenza artificiale non si limita a ottimizzare la scena: reagisce con movimenti espressivi della “testa”, arrivando persino a eseguire piccoli movimenti coreografici. Una dimostrazione di come, nella visione di Honor, l’AI non sia solo software, ma anche meccanica e gesto.
Collaborazione strategica con Arri
Nel mondo smartphone, le alleanze con i grandi nomi dell’ottica sono diventate un segnale di posizionamento. Leica, Hasselblad e Zeiss hanno costruito negli anni partnership solide con diversi produttori. Honor, rimasta fuori da questo perimetro, colma il gap con l’annuncio della collaborazione con ARRI, storico marchio tedesco delle tecnologie per il cinema professionale.
“Oggi gli smartphone consumer sono già strumenti seri anche nel filmmaking professionale, utilizzati in produzioni cinematografiche di alto livello in tutto il mondo. Per questo crediamo sia arrivato il momento di avvicinare ancora di più questi due universi. Per la prima volta, elementi fondamentali dell’ARRI Image Science vengono integrati direttamente in un dispositivo consumer”, ha dichiarato David Bermbach, Managing Director di ARRI.
Il cuore dell’intesa è il trasferimento nei dispositivi consumer di alcuni principi dell’Image Science sviluppata da ARRI: gestione del colore, trattamento delle alte luci, coerenza tonale. Non un semplice preset o un filtro estetico, ma l’adattamento di una filosofia di imaging cinematografico a sensori mobili e architetture compatte, con tutti i vincoli che questo comporta in termini di spazio, dissipazione e potenza di calcolo.
I primi risultati debutteranno sul Robot Phone entro fine anno. L’obiettivo è chiaro: posizionarsi nella fascia alta dei creator digitali, intercettando chi utilizza lo smartphone non più solo per contenuti social, ma come strumento produttivo in workflow semi-professionali e professionali. In gioco non c’è soltanto la qualità dell’immagine, ma la credibilità nel linguaggio visivo.












