Secondo i dati Eurostat, nel 2023 nei Paesi Ue più Norvegia, Islanda e Liechtenstein sono state rilasciate tra 5 mila e 7 mila prime autorizzazioni al soggiorno per ricongiungimento familiare a beneficiari di protezione internazionale di nazionalità palestinese; nel 2024 il numero sarebbe salito tra 7 mila e 10 mile, con un aumento significativo dopo il 7 ottobre 2023. I Paesi con numeri più elevati risultano Germania, Svezia, Paesi Bassi, Belgio e Italia. Tuttavia non esiste un dato europeo sul numero effettivo di ricongiungimenti realmente completati, cioè con arrivo fisico dei familiari.
La Spagna e il progetto Aman
In Spagna, circa 800 gazawi si trovano attualmente nel Paese all’interno del sistema di protezione internazionale. Una parte significativa è arrivata attraverso il progetto AMAN, un programma coordinato dall’World Health Organization insieme ai ministeri spagnoli della Salute e dell’Inclusione, finalizzato all’evacuazione sanitaria di minori con gravi patologie oncologiche o ferite non curabili a Gaza. Il progetto prevede l’uscita dei bambini – insieme ai familiari – attraverso Egitto o Giordania e il successivo trasferimento in diverse comunità autonome spagnole. Una volta atterrati, l’accoglienza è gestita dall’organizzazione ACCEM, presente in quasi tutte le regioni.
«La prima sfida per le famiglie è andare avanti e costruire una vita il più stabile possibile, ma con il cuore e la mente lacerati da ciò che accade in Palestina», spiega Pedro de Santiago, responsabile comunicazione di ACCEM. «Un giorno possono sentirsi motivati a restare in Spagna, il giorno dopo una notizia da Gaza rimette tutto in discussione».
Secondo ACCEM, molte famiglie sono state separate già al momento dell’uscita: le autorità israeliane avrebbero autorizzato il passaggio solo di alcuni membri, aumentando il trauma. Inizialmente l’arrivo era previsto per tre mesi, ma quasi tutte le famiglie hanno poi deciso di chiedere protezione internazionale in Spagna. «È una decisione difficilissima – sottolinea de Santiago – perché significa lasciare indietro parenti e, di fatto, un’intera vita. Ma per i bambini che necessitano cure mediche o semplicemente stabilità, la Spagna è diventata un rifugio».
L’intervento non riguarda solo le cure ospedaliere: ACCEM fornisce alloggio, mediazione linguistica, accompagnamento sanitario e soprattutto sostegno psicologico fin dal primo giorno, sia ai minori sia ai familiari, chiamati ad affrontare il trauma della guerra e l’incertezza di un possibile ritorno.
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