Le milizie Houthi hanno conquistato la città portuale di Mocha e le strategiche isole Hanish al largo del centro. Continua, così, lo sforzo delle forze filoiraniane di ottenere il controllo totale della costa yemenita sul Mar Rosso e dello Stretto di Bab el-Mandeb. Un’evoluzione del conflitto, cominciato nel 2014, che rischia di complicare ulteriormente la situazione militare e commerciale dell’area mediorientale, già alle prese con la guerra in Iran e il blocco di Hormuz. Una evoluzione che rischia di rendere ancora più difficile far arrivare le merci asiatiche in Europa e soprattutto un ulteriore punto di strozzatura per le spedizioni di petrolio e gas naturale.
Le forze in campo
Dopo il periodo delle primavere arabe, il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio nel 2014, quando le forze Houthi, note anche come Ansar Allah, hanno scacciato dalla capitale Sanaa le forze governative. Il gruppo rimane ancora oggi la forza dominante nel Paese: sotto il suo controllo rimangono le aree più popolose del Paese. Le milizie sono supportate dal governo di Teheran con il quale è entrato nell’alleanza dell’Asse della Resistenza. L’Iran fornisce fondi, addestramento per i soldati e componenti per droni e missili.
Il governo riconosciuto a livello internazionale – noto come Plc – è sostenuto dall’Arabia Saudita, dalla quale riceve armi e supporto aereo. Il Regno saudita non può tollerare la presenza di una forza rivale vicino ai suoi confini, soprattutto quando minaccia il traffico commerciale nel mar Rosso e le fondamentali entrate del petrolio.
A complicare ulteriormente il quadro, altri gruppi paramilitari si sono ritagliati spazi di influenza nel contesto caotico del Paese. Come le forze Stc – Southern Transitional Council – che sono supportate dagli Emirati Arabi Uniti e rientrano nel gruppo di opposizione agli Houthi, anche se hanno la volontà di creare uno stato autonomo nel sud dello Yemen.
La ripresa del conflitto
A far riaccendere il conflitto, dopo quasi quattro anni di tregua, è stato il bombardamento, lo scorso luglio, da parte delle forze del governo yemenita dell’aeroporto di Sanaa per non far atterrare un aereo con a bordo ufficiali Houthi di ritorno dall’Iran. In ritorsione, il 20 luglio, le forze Ansar Allah hanno annunciato un «divieto di navigazione» verso l’Arabia Saudita. Una risposta per quello che hanno definito un «assedio continuo» al Paese. I miliziani Houthi hanno poi attaccato il 24 luglio una petroliera saudita e il giorno successivo la raffineria di Jazan. Incursioni che hanno scatenato anche la risposta americana: il presidente Donald Trump ha annunciato una pesante punizione in caso di ulteriori raid. Una minaccia che non ha dissuaso il gruppo dal rendere noto pochi giorni dopo un progetto per far pagare i pedaggi alle navi che transitano per lo stretto di Bab el-Mandeb. Un modello simile a quanto proposto dall’Iran per Hormuz. Un piano che le nuove conquiste territoriali portano sempre più vicino a realizzarsi.









