Storie Web lunedì, Novembre 2

Il vortice polare potrebbe subire un’alterazione eccezionalmente precoce. Nei primi giorni di novembre, la grande circolazione atmosferica che si sviluppa sopra l’Artico potrebbe indebolirsi fino a deformarsi e, secondo alcune simulazioni, dividersi temporaneamente in due nuclei. Un fenomeno che sta attirando l’attenzione dei meteorologi per le possibili conseguenze sulla circolazione atmosferica dell’emisfero settentrionale.

L’ipotesi più significativa riguarda un’inversione dei venti stratosferici già nella prima metà di novembre. Se confermata, sarebbe la più precoce dall’inizio delle rilevazioni considerate, nel 1959. Ma questo non significa che un’ondata di gelo sia destinata a investire l’Europa o l’Italia.

Che cos’è il vortice polare e come funziona

Il vortice polare è una vasta circolazione di venti che ruota attorno al Polo Nord. È un fenomeno atmosferico naturale, particolarmente intenso durante l’inverno, quando il forte contrasto di temperatura tra l’Artico e le latitudini più temperate favorisce lo sviluppo di potenti correnti occidentali.

Esistono due sistemi distinti: il vortice polare troposferico, che interessa gli strati più bassi dell’atmosfera, dove si formano le perturbazioni, e quello stratosferico, situato a decine di chilometri di quota.

Quando il vortice stratosferico è forte e compatto, contribuisce a mantenere una circolazione di venti occidentali attorno alle regioni polari. Quando invece si indebolisce o si deforma, possono verificarsi cambiamenti che, in determinate condizioni, favoriscono la discesa di masse d’aria artica verso latitudini più basse.

Il vortice polare, dunque, non è una tempesta che si sposta dal Polo Nord verso l’Europa. È un sistema atmosferico la cui evoluzione può influenzare il tempo anche a migliaia di chilometri di distanza.

Che cosa potrebbe succedere tra il 5 e il 10 novembre

Le simulazioni dei modelli meteorologici indicano un marcato indebolimento del vortice polare stratosferico nei primi giorni di novembre. I venti occidentali che circondano il Polo potrebbero rallentare fino a invertire temporaneamente la propria direzione.

Alcune elaborazioni ipotizzano anche una deformazione del vortice, con una possibile separazione in due nuclei. Si tratterebbe di un episodio particolarmente precoce rispetto al normale andamento stagionale.

Secondo le elaborazioni basate sui dati del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), l’inversione dei venti potrebbe verificarsi entro la prima metà di novembre. Le diverse simulazioni, tuttavia, non concordano completamente sui tempi e sull’intensità del fenomeno.

Che cos’è il riscaldamento stratosferico improvviso

Il fenomeno potrebbe essere associato a un Sudden Stratospheric Warming (SSW), letteralmente riscaldamento stratosferico improvviso.

In queste circostanze, la temperatura nella stratosfera polare può aumentare rapidamente, anche di diverse decine di gradi nell’arco di pochi giorni. Non significa che al suolo faccia più caldo: il riscaldamento avviene a grandi altitudini e può alterare la circolazione dei venti attorno all’Artico.

Quando l’evento è sufficientemente intenso da provocare l’inversione dei venti occidentali medi a circa 30 chilometri di quota, viene classificato come riscaldamento stratosferico maggiore.

Le conseguenze possono propagarsi verso gli strati inferiori dell’atmosfera nell’arco delle settimane successive, modificando la disposizione delle aree di alta e bassa pressione. Non sempre, però, questo collegamento si realizza.

Perché si parla di un possibile record

La particolarità dello scenario attuale è soprattutto la sua precocità. Il vortice polare stratosferico si rafforza normalmente durante l’autunno e raggiunge la massima intensità nei mesi invernali. Secondo la serie storica ricostruita dal monitoraggio Polar Vortex Earth, basata sui dati meteorologici ECMWF, dal 1959 non risultano riscaldamenti stratosferici maggiori precedenti al 28 novembre.

Un’eventuale inversione dei venti nei primi dieci giorni del mese rappresenterebbe quindi un nuovo primato di precocità per quella serie storica. Per ora, tuttavia, si tratta di una previsione e non di un evento già osservato.

Freddo e neve in Europa: quali sono gli scenari

Un indebolimento del vortice polare può favorire configurazioni atmosferiche capaci di trasportare aria molto fredda dall’Artico verso l’Europa, l’Asia o il Nord America.

Secondo alcune simulazioni illustrate da Meteored, intorno al 10 novembre una massa d’aria polare potrebbe raggiungere l’Europa centrale, con un marcato calo delle temperature e possibili nevicate anche a quote basse, in particolare in Germania.

Si tratta però di uno scenario ancora incerto. L’arrivo del freddo dipende dalla posizione degli anticicloni e delle depressioni, oltre che dalla direzione delle correnti negli strati più bassi dell’atmosfera. Un vortice polare indebolito non provoca automaticamente nevicate o temperature eccezionalmente basse.

E in Italia? Perché è presto per parlare di gelo

Le possibili conseguenze sull’Italia restano difficili da prevedere. Un’eventuale irruzione artica potrebbe interessare soprattutto l’Europa centrale e orientale, senza necessariamente raggiungere il Mediterraneo.

Va inoltre distinto il maltempo che sta caratterizzando l’inizio di novembre sulla Penisola, con temperature in calo, piogge e neve sull’Appennino, dalle possibili conseguenze dell’alterazione del vortice polare stratosferico.

Quest’ultima potrebbe influenzare la circolazione atmosferica nelle settimane successive, ma non è possibile stabilire oggi se favorirà nuove ondate di freddo sull’Italia.

Neppure le previsioni per l’intero inverno possono essere dedotte da un singolo episodio. Saranno gli aggiornamenti dei modelli e le osservazioni dei prossimi giorni a chiarire se l’indebolimento del vortice polare sarà temporaneo o se potrà condizionare più a lungo la circolazione atmosferica europea.

Condividere.
Exit mobile version