È come se fossimo al punto di svolta, ma la svolta tardasse ad arrivare. Il mercato del venture capital in Italia cresce, ma rimane piccolo e fatica a fare «quel salto di qualità che, da anni, pensiamo sia dietro l’angolo», spiega Francesco Cerruti, direttore generale di Tech Alliance, l’associazione italiana del settore, commentando i dati dell’Osservatorio trimestrale sugli investimenti di Venture Capital in Italia realizzato da Growth Capital in collaborazione con la stessa Italian Tech Alliance.
I numeri del primo semestre
Nel secondo trimestre di quest’anno, il numero di round (76) è in aumento rispetto ai 69 del primo trimestre e in lieve aumento è anche l’ammontare degli investimenti (427 milioni di euro contro 411). Diminuiscono le operazioni nella fase iniziale (pre-seed), ma aumentano i valori medi, come dimostra il confronto tra primo semestre di quest’anno e dello scorso anno: il numero di round è diminuito da 210 a 145, ma l’ammontare degli investimenti è salito da 545 milioni a 813 milioni.
I più ottimisti parlerebbero di consolidamento, i più prudenti di stasi. «Di fatto questi numeri, sebbene non negativi, non raccontano la crescita che il sistema italiano potrebbe esprimere», aggiunge Cerruti. A fine anno, le attese sono comunque di allineamento o moderata crescita rispetto al 2025 (1,7 miliardi di euro). Ma il punto è un altro e riguarda le policy nazionali ed europee: manca un’architettura adeguata a sostenere le potenzialità del sistema, a innescare il cambio di passo che ci avvicini ai grandi Paesi europei: il mercato del venture capital in Gran Bretagna ha raggiunto nel primo semestre un valore di 20,3 miliardi di euro, in Francia, di 6,8 miliardi.
I nodi del quadro normativo
Uno dei nodi principali è il rinnovo degli incentivi fiscali al 30% (scaduti a dicembre 2025) per start up e pmi innovative. Questo spiega in parte la riduzione di operazioni pre-seed e seed, che risente anche della fase di stallo nella governance di Cdp Venture Capital (uno dei principali motori per il mercato sia con investimenti diretti, sia con il sostegno ai fondi), in vista del rinnovo del cda. Anche l’avvio di nuovi fondi è diminuito e una delle ragioni potrebbe essere l’incertezza regolatoria che riguarda la nuova norma sulla concorrenza, approvata a dicembre 2024, pensata per incoraggiare gli investitori istituzionali (come fondi previdenziali e assicurativi) a investire in start up e pmi innovative. Anche a livello europeo il sistema dei venture capital lamenta la scarsa incisività della proposta per creare la «EU INC», ovvero un insieme di norme societarie applicabile in maniera uniforme in tutta l’Unione Europea, in alternativa ai diversi regimi nazionali.
Manca – o non è adeguata – l’architettura normativa, ma la “materia prima” c’è: «In questi primi sei mesi sono emersi casi importanti, come la quotazione al Nasdaq di Bending Spoons, il nuovo round di finanziamento di WeRoad da 58 milioni, o l’operazione di Fincantieri, che ha acquisito quattro società, con l’obiettovo di creare un polo nazionale dell’industria subacquea.












