Storie Web mercoledì, Novembre 4

Fisiologi assestamenti di un partito in via di radicamento sul territorio? O segnali di smottamento di una formazione politica che dopo l’ascesa continua nei sondaggi comincia a registrare i primi arretramenti? Difficile tirare conclusioni. Certo è che il combinato disposto tra il recente calo di consensi segnalato dagli istituti demoscopici (dall’8,8% al 7,9% secondo Ipsos Doxa per il Corriere della sera e dal 7,8% al 7% secondo Youtrend) e gli addii al partito negli ultimi mesi, qualche motivo di preoccupazione lo desta nei vertici del partito guidato dal generale Roberto Vannacci. Anche se la linea è negare le difficoltà. «I sondaggi sono fatti da agenzie ammaestrate che non hanno lo scopo di rappresentare la realtà, ma quella di manipolarla. Lo dicevo quando i sondaggi erano in crescita, lo dico anche oggi che i sondaggi sono dati per essere meno positivi» tuona il generale, che assicura: «Il numero degli iscritti al partito continua a crescere. La media è di 1000 iscritti in più a settimana, abbiamo festeggiato qualche giorno fa quota 160mila»

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A Frosinone l’intero gruppo dirigente lascia Vannacci

Eppure sul territorio si moltiplicano le defezioni. A Frosinone è fallito il tentativo di far cadere la giunta di centrodestra guidata dal sindaco Riccardo Mastrangeli, con i vannacciani locali che hanno deciso di voltare le spalle al generale e di restare accanto al primo cittadino. Sicché il coordinatore provinciale di Frosinone di Futuro Nazionale, Antonio Scaccia, e l’intero gruppo dirigente, hanno deciso di lasciare Futuro Nazionale. La decisione è stata formalizzata con un documento politico nel quale sono state dichiarate prioritarie le esigenze di governabilità del capoluogo.

Gli adii in Calabria, a Rovigo e in Sardegna

In Calabria hanno lasciano cinque referenti – da Cosenza a Castrovillari – in dissenso con «dinamiche che ricordano fin troppo da vicino quelle della vecchia politica: decisioni calate dall’alto, scarsa partecipazione e un crescente distacco da chi lavora concretamente nelle comunità locali». E critiche a una linea politica giudicata «troppo estrema e distante da un centrodestra moderno, equilibrato e responsabile». Mentre nel Polesine sono arrivati altri addii. Dopo le dimissioni di tre referenti dei comitati costituenti, è arrivato anche il divorzio di Ciro D’Orsi, responsabile del Comitato 805 di Rovigo, che ha annunciato lo scioglimento della sua struttura politica territoriale. Un certo malcontento era già emerso in estate per esempio con l’addio del consigliere ed ex assessore pescarese Cristian Orta e quello dell’ex consigliere regionale sardo Marcello Orrù a Sassari, che ha ha comunicato la volontà dei 500 iscritti al suo comitato di restituire la tessera per passare con Italia Domani di Marco Rizzo, ex ammiratore del generale.

L’espulsione di Sforzini e l’abbandono di Francioso

Risale invece allo scorso settembre la decisione della direzione disciplinare di Futuro nazionale di espellere l’espulsione di Luca Sforzini, «a seguito delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate». Luca Sforzini, presidente del centro studi Rinascimento nazionale, era uno dei punti di riferimento per l’elaborazione politica e sociale del movimento di Roberto Vannacci. Per quanto vannacciano, nel tempo Sforzini si era espresso su linee più moderate, più liberali, rispetto a quella radicale dell’ex capo dei paracadutisti. Sue frasi come: «In Futuro nazionale il clima è agghiacciante. Questo continuo richiamarsi al passato è deleterio». A seguire l’espulsione. Ad allontanarsi motu proprio da Futuro Nazionale è stato invece il mese scorso Onelio Onofrio Francioso (anche lui nel think tank del Centro Studi Rinascimento Nazionale), che ha aderito a Italia Domani di Marco Rizzo, assumendo l’incarico di coordinatore per la città di Milano, con l’obiettivo di strutturare la proposta del partito in vista delle prossime elezioni amministrative nel capoluogo lombardo.

Vannacci: in battaglia solo quelli ci credono

Il generale comunque ostenta tranquillità. E a chi gli fa notare i casi di abbandono del partito replica: «Citando Enrico V di Shakespeare, dico che a quelli che se ne vanno forniremo cavalli riposati e vivande fresche per allietare il loro viaggio. Noi vogliamo che in battaglia ci siano quelli che ci credono: è per quelli che noi continuiamo ad andare avanti».

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