Cinquecento ettari vitati e una produzione annua che oscilla tra 1,8 e 2 milioni di bottiglie. Il 50% di queste ultime destinate al mercato regionale, un’altra quota importante a quello italiano e una parte venduta all’estero, con una percentuale che varia dal 10% al 40% a seconda delle aziende. Sono i numeri del vino in Valle d’Aosta che, a dispetto di un’annata caratterizzata da siccità e caldo record, ha tenuto sia sul fronte della produzione che della qualità.
Merito di una viticoltura che, oggi più che mai, è davvero eroica: spesso si lavora in quota, a mano, su grandi pendenze. Qui le lavorazioni richiedono fino a 700-800 ore per ogni ettaro, contro le 150 medie di un vigneto italiano.
«Ci aspettavamo un calo deciso a causa del caldo, invece complessivamente abbiamo raggiunto i 5mila quintali come nel 2025, con un calo contenuto solo per quanto riguarda le uve di varietà tardive», spiega Andre Gerbore, presidente di Cave des Onze Communes, una realtà da 500mila bottiglie con 140 soci sparpagliati su undici comuni.
La vendemmia è stata anche «al di sopra delle aspettative, sia per quantità che per qualità» nel giudizio di Alessandro Jans, presidente di Caves de Donnas, nella bassa valle: una cooperativa con circa 50 soci e 18 ettari vitati per una produzione che si attesta sui 900 quintali di uva tra Nebbiolo e Pinot gris, che danno origine a 80mila bottiglie annue.
Di «ottime potenzialità qualitative» parla anche Hervé Grosjean, produttore e titolare dell’azienda di famiglia che risale al 1600 e che sottolinea come «dopo Ferragosto siamo passati da una stagione molto siccitosa, con punte di caldo anche di 40 °C, a un periodo con temperature più fresche e un’escursione termica particolarmente interessante».











