Per i prossimi anni, dei 29,7 miliardi di euro di investimenti programmati tra il 2026 e il 2028, il 39% riguarda il servizio idrico, il 12% la produzione di energia, l’11% le reti energetiche e il 10% i servizi ambientali.
«La realizzazione di questi programmi – spiega il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro – richiede stabilità regolatoria, procedure autorizzative adeguate e un coordinamento tra imprese, istituzioni e territori. Gli investimenti realizzati e programmati per i prossimi anni dalle utility, dimostrano quanto il settore sia strategico per la transizione ecologica e digitale e per la competitività del Paese. Si tratta di un impegno industriale concreto per modernizzare le infrastrutture, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e migliorare i servizi ai cittadini».
Per Dal Fabbro «i processi autorizzativi in Italia, per quanto riguarda il fotovoltaico, durano da 3 a 5 anni, il doppio di Francia, Germania Spagna: se ci fossero iter accelerati si potrebbe sbloccare velocemente un potenziale importante». Sul fronte dell’economia circolare invece «l’Italia rimane leader in Europa, uno dei Paesi più virtuosi anche grazie ai massicci investimenti delle utility – conferma Dal Fabbro -. La crisi della plastica è legata a un dumping fortissimo dall’estero, dalla Cina in particolare, la cui plastica vergine compete con quella da riciclare. Ma è un tema di mercato non investimenti, e come tale va risolto. E speriamo che il Circular Economy Act europeo in arrivo possa aiutare».
Sull’acqua il presidente di Utilitalia sottolinea come il settore rimanga strategico: «Rispetto a 10 anni fa perdiamo molta meno acqua, abbiamo fatto passi avanti e dobbiamo continuare. Al Centro-Nord tuttavia si spendono 90-100 euro ad abitante contro i 15-20 del Centro-Sud: è un divario di investimento e di capacità di scaricare progettualità soprattutto legata alle gestioni in economia. Bisogna sanare il divario e rendere il Sud capace di fare grossi investimenti».
Il rapporto evidenzia anche il contributo delle utility alla creazione di valore economico e sociale: quello generato nel 2025 è stato pari a 43,5 miliardi di euro, comprendendo 26 miliardi di euro di spesa per l’acquisto di beni e servizi dai fornitori, di cui il 54% destinato a realtà locali. E le assunzioni hanno superato quota 8mila. Per il presidente di Fondazione Utilitatis, Mario Rosario Mazzola, «il Rapporto mostra come il contributo delle utility alla sostenibilità vada oltre gli investimenti e le performance ambientali, coinvolgendo anche la creazione di valore economico, la qualità dell’occupazione e la valorizzazione delle persone».
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