Punto di partenza in questa direzione deve essere proprio l’energia, prevedendo una transizione fondata su obiettivi realistici e tempi sostenibili, diversificando le fonti senza escludere alcuna soluzione a priori e affrontando senza pregiudizi il tema del nucleare. Con l’obiettivo finale di creare un mercato comunitario che vada oltre i confini nazionali, garantendo in ultima analisi prezzi più competitivi. In generale, Ferraroni spiega come sia indispensabile coniugare sostenibilità ambientale ed economica: «senza questo equilibrio condanniamo il nostro Continente ad un inesorabile declino».
Temi critici e rilevanti quelli da affrontare, a fronte dei quali il budget in discussione da 2mila miliardi pare inadeguato, tenendo conto che le risorse devono essere all’altezza delle ambizioni e delle sfide che il momento storico impone. «Il rischio – spiega – è che ancora una volta la miopia politica e gli interessi nazionali prevalgano sull’urgenza di decidere, condannando l’Europa all’immobilismo proprio quando avrebbe più bisogno di agire».
Sulla gestione delle risorse, Ferraroni si allinea all’auspicio arrivato da molte territoriali di Confindustria, che vedono con preoccupazione l’ipotesi che si arrivi ad una centralizzazione nazionale nella gestione dei fondi di coesione. «Le Regioni – spiega – devono continuare ad avere un ruolo determinante e diretto nella definizione delle priorità del proprio territorio, perché solo chi conosce da vicino le realtà locali è in grado di assumere decisioni appropriate e tempestive».
All’Italia, guardando all’evoluzione rapida dell’Intelligenza Artificiale, si chiede invece di accelerare sul fronte delle tecnologie, pianificando a livello pubblico le infrastrutture digitali ed energetiche necessarie per sostenere una trasformazione che sta rivoluzionando i processi produttivi.
Guardando agli studi più recenti, si ipotizza che il 27% delle ore attualmente lavorate in Europa possa essere automatizzato e d’altra parte l’adozione rapida delle nuove tecnologie potrebbe contribuire a una crescita della produttività fino al 3% annuo.
