Il Dipartimento della Difesa americano ha reso pubblici altri 64 documenti sugli Uap, i fenomeni anomali non identificati, già noti al grande pubblico come Ufo, aggiornando il portale militare dedicato con sei pdf, sette file audio e ben cinquantuno video. La nuova diffusione arriva a due settimane dal primo rilascio di materiali declassificati, che aveva già incluso fascicoli FBI, racconti di avvistamenti da parte di piloti militari e alcune immagini raccolte durante missioni NASA. Entrambe le pubblicazioni danno seguito all’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump a inizio anno, con cui l’amministrazione si era impegnata a rendere accessibile al pubblico americano tutto il materiale governativo relativo ai fenomeni anomali e alla possibilità di vita extraterrestre. Un tema che Trump aveva definito oggetto di «grandissimo interesse», pur dichiarando di non sapere personalmente se gli alieni esistano davvero.
Dal Lago Huron al Golfo Persico: i video più discussi
Tra i contenuti più significativi della seconda tranche figura la testimonianza diretta di un ufficiale dell’intelligence relativa a un episodio del 2025, rimasto classificato fino ad oggi, che avrebbe lasciato lui e altri membri del personale «praticamente senza parole». Particolare attenzione ha attirato anche il filmato dell’abbattimento, avvenuto nel febbraio 2023, di un oggetto non identificato sul Lago Huron da parte di un caccia americano, uno degli episodi più discussi di quella stagione di avvistamenti che aveva tenuto banco per settimane sui media internazionali. Nei video provenienti dal Medio Oriente – uno del 2019 sul Golfo Persico, registrato «probabilmente da un sensore a infrarossi a bordo di una piattaforma militare statunitense operante nell’area di responsabilità del Comando Centrale», secondo la descrizione del Pentagono, e uno del 2022 al largo delle coste iraniane – compaiono rispettivamente formazioni di tre e quattro oggetti in volo coordinato. Un terzo filmato, girato in Siria nel 2021, mostra un oggetto allontanarsi con un’accelerazione tale da essere paragonata, negli atti stessi, al «warp» della fantascienza. Una clip dell’ottobre 2022, da una località non resa nota, ritrae invece un’entità a forma di sigaro in volo radente su quella che sembra un’area residenziale.
Nessuna prova di origine extraterrestre
Le immagini, riprese per lo più da sensori a infrarossi di piattaforme militari, presentano la grana e i limiti di risoluzione tipici di quel tipo di strumentazione e non sono accompagnate da alcuna spiegazione ufficiale. Pochi degli oggetti ripresi assomigliano ai classici dischi volanti o alle forme tradizionalmente associate all’immaginario Ufo: la realtà documentata appare, se possibile, ancora più sfuggente dell’iconografia consolidata. L’ufficio del Pentagono per la risoluzione delle anomalie multidominio (AARO) ha ribadito di non disporre di prove che indichino un’origine extraterrestre per nessuno degli oggetti osservati nei video o descritti nelle testimonianze scritte. «Il pubblico può in definitiva farsi una propria opinione sulle informazioni contenute in questi file», si legge nel comunicato dell’8 maggio, con una precisazione non secondaria sul piano metodologico: «Molti di questi materiali non dispongono di una catena di custodia verificata».
Una mossa politica oltre che istituzionale
Le informazioni sono state raccolte da un insieme eterogeneo di fonti – diversi rami delle forze armate, FBI, Dipartimento di Stato e NASA – e la pubblicazione è avvenuta anche su esplicita sollecitazione di alcuni deputati della Camera. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha inquadrato l’operazione come «prova concreta» dell’approccio dell’amministrazione Trump alla trasparenza istituzionale, sottolineando che quei documenti «nascosti a lungo dietro la classificazione hanno alimentato speculazioni legittime» e che «è giusto che il popolo americano possa finalmente vederli con i propri occhi». Una retorica che serve anche a rafforzare la narrativa di rottura con le amministrazioni precedenti, accusate implicitamente di aver gestito il dossier con eccessiva opacità.
Il tema, del resto, affascina l’opinione pubblica americana – e non solo – da generazioni, alimentando decenni di teorie del complotto su presunti insabbiamenti governativi. La scelta di Trump di farne una bandiera di trasparenza si inserisce in questo solco, trasformando una questione rimasta a lungo ai margini del dibattito ufficiale in un atto politico dalla forte valenza simbolica. Il Pentagono ha già annunciato una terza tranche di materiali, attesa «nel prossimo futuro»: il dossier, evidentemente, è ancora lontano dalla parola fine.




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