L’iniziativa va inquadrata nel più ampio tentativo di tutelare il mercato interno, con misure anche protezionistiche. Allo stesso modo va considerato l’Industrial Accelerator Act, il progetto di legge che deve servire a imporre in alcuni settori la presenza di una percentuale minima di componenti europei e di requisiti ambientali negli appalti pubblici e nell’uso di sussidi a livello nazionale.
L’intesa raggiunta lunedì sera prevede anche un monitoraggio costante del mercato dell’acciaio in modo da intervenire nuovamente se necessario. Un primo esame verrà effettuato fin dai primi sei-dodici mesi dopo l’entrata in vigore. Per evitare possibili elusioni, il regolamento prevede che venga individuato il paese nel quale l’acciaio è stato effettivamente prodotto (il principio del melt and pour, in inglese). L’accordo deve ora essere approvato dal Parlamento e poi dal Consiglio. Le nuove regole andranno a sostituire le attuali misure di salvaguardia, in scadenza il 30 giugno.
Da Roma il ministro delle imprese Adolfo Urso ha affermato: «È passata la posizione italiana grazie a un importante lavoro di squadra». Ciò detto, l’Italia non è stata il solo paese a sostenere la necessità d’intervento. Anche la Francia e la Germania hanno spinto perché Bruxelles presentasse per mano del commissario al mercato unico, il francese Stéphane Séjourné, misure radicali. Un ruolo particolare hanno avuto i sindacati tedeschi.
Addirittura, ieri il sindacato metallurgico IG Metall si è detto insoddisfatto delle misure, ancora insufficienti. «La politica commerciale da sola non è in grado di garantire la sopravvivenza del settore siderurgico europeo», ha detto Jürgen Kerner, il vicesegretario generale dell’IG Metall e membro del consiglio di sorveglianza di ThyssenKrupp. «La politica deve rafforzare la domanda attraverso sostegni alla crescita e incentivi agli investimenti».



-U66020080264vcD-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1170x507)

