Storie Web giovedì, Novembre 5

Un’Europa che continua a «procedere in ordine sparso» sull’Ucraina è «inaccettabile»: «Non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa guerra continui». Giorgia Meloni ha perso la pazienza. Dopo mesi passati a chiedere un negoziatore unico per Kiev capace di sedersi al tavolo delle trattative con una voce sola e un mandato chiaro in rappresentanza della Ue, la premier italiana ha preso carta e penna e scritto al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.

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Netta la richiesta: smetterla con «iniziative che si rincorrono e si accavallano», perché «non ci aiuterà, né con i nostri partner, né con chi dobbiamo convincere a fermare un’aggressione insensata» (Vladimir Putin, che non nomina). E affrontare la questione al Consiglio europeo informale di Dublino in programma il 13 novembre per decidere una volta per tutte al vertice dei capi di Stato e di Governo di dicembre.

Una babele di iniziative estemporanee

È la prima mossa della presidente del Consiglio all’indomani della disfatta di Donald Trump alle elezioni di midterm e di una serie di iniziative «estemporanee» solo nell’ultimo mese che Meloni mette in fila. «A Miami un incontro “informale” tra i Consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni Stati europei, Ucraina, e rappresentanti Nato e Ue è stato confermato solo successivamente, da fonti statunitensi», osserva. «Poi ci siamo riuniti a Oslo. Pochi giorni dopo, a Helsinki, durante la sessione del Consiglio Nordico, il presidente Stubb e il primo Ministro Støre hanno sospeso i lavori per una telefonata “a titolo nazionale” con il presidente russo Putin».

Tra Volenterosi e “formato Berlino”

Non è finita qui. Dopo l’episodio di Helsinki «è stata convocata per il 19 novembre, a Berlino, una riunione della Coalizione dei Volenterosi, che riunisce 37 Stati. Ma, una settimana prima, cioè il 12 novembre, a margine della riunione della Comunità politica europea, siamo stati convocati a una riunione del cosiddetto “formato Berlino”, che ha una composizione ancora diversa da tutte le altre che ho citato»: si tratta dell’E5, che riunisce E5 i leader di Germania, Italia, Francia, Polonia e Regno Unito. Come se non bastasse, aggiunge, «apprendo che in questi giorni hanno luogo riunioni di livello tecnico a Bruxelles, e che è prevista una non meglio precisata presenza europea ai colloqui previsti ad Abu Dhabi tra ucraini e russi con la mediazione americana. E, nel frattempo, ci saremo visti al Consiglio europeo informale di Dublino».

«Decidere al Consiglio europeo di dicembre»

Proprio nel vertice irlandese della prossima settimana la premier sollecita l’inserimento di un confronto dirimente, che sia in grado di portare i 27 capi di Stato e di Governo europei di assumere una decisione definitiva al Consiglio europeo di dicembre, anche dopo un raccordo con Regno Unito, Norvegia e gli altri partner europei interessati. In caso contrario, «temo che rischiamo di condannare l’Europa all’irrilevanza nel processo negoziale». Perché il caos di formati «ci sta rendendo poco credibili nella gestione di uno dei dossier più complicati con i quali le nostre nazioni si confrontano». E un’Europa in ordine sparso non è accettabile, «atteso che in gioco ci sono vite umane e il futuro della nostra sicurezza».

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