Storie Web venerdì, Novembre 6

Esserci non basta. Nell’affollamento degli schermi digitali, un servizio televisivo o radiofonico può essere disponibile e restare quasi invisibile. È questo il senso profondo della prominence, partita sulla quale broadcaster e mondo tech stanno giocando su versanti opposti. In palio c’è l’accorciamento della distanza tra la presenza di un contenuto e la possibilità concreta di trovarlo. E in questa epoca in cui siamo bombardati da stimoli e sollecitazioni, la posta in gioco diventa (quasi) vitale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Ricorsi respinti

La notizia: il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi di Samsung Electronics, Google e Anitec-Assinform contro le linee guida Agcom che assicurano adeguato rilievo ai servizi di media audiovisivi e radiofonici di interesse generale. Al centro del contenzioso c’è la delibera 250/25/CONS che individua i criteri per qualificare i servizi di interesse generale, i dispositivi e le interfacce coinvolti e le modalità di attuazione delle misure. Il riferimento è l’articolo 29 del Testo unico sui servizi di media audiovisivi: la tutela dell’accesso ai contenuti si estende agli strumenti con cui il pubblico li cerca e li sceglie. Agcom

La visibilità

La parola inglese, prominence, nasconde dunque una questione molto concreta: quanto è facile raggiungere un servizio fra applicazioni, menu e offerte concorrenti? La posizione occupata sullo schermo può orientare la scelta prima ancora che lo spettatore abbia deciso cosa guardare. E dietro quella posizione entrano in gioco anche i rapporti commerciali fra piattaforme globali e produttori di dispositivi connessi.

I giudici amministrativi hanno riconosciuto che la disponibilità dei contenuti, da sola, non ne garantisce l’effettiva fruizione. Contano la visibilità, la facilità di accesso, il posizionamento sulle interfacce. Il Tar ha quindi ritenuto che le regole Agcom assicurino un equilibrio fra l’esigenza di dare rilievo ai servizi di interesse generale e gli interessi economici coinvolti, contribuendo a correggere le asimmetrie derivanti dagli accordi commerciali.

La raggiungibilità dei contenuti

«Oggi la sfida non riguarda soltanto la presenza di una pluralità di contenuti, ma anche la loro concreta raggiungibilità da parte dei cittadini», afferma Antonio Marano, presidente di una Confindustria Radio Televisioni che ha espresso soddisfazione per la pronuncia del Tar. «Garantire un’adeguata visibilità ai servizi di interesse generale significa rafforzare il diritto a un’informazione affidabile, qualificata e indipendente, elemento essenziale per la vita democratica del Paese».

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