La partita della transizione e della sostenibilità vale per l’area di Taranto 800 milioni, che sono la dote messa a disposizione dal Just Transition Fund (JTF) per la riconversione di un modello economico che ruota ancora molto attorno all’ex Ilva. La risposta delle imprese al JTF è considerata buona dalla Regione Puglia, che tra quest’anno e il prossimo lancerà la maggior parte dei bandi (una prima parte è stata già lanciata) a supporto della dote, la cui spesa deve poi essere rendicontata nel 2029. «Taranto può e deve diventare un hub sui temi della sostenibilità – sia economica che sociale – e della circolarità» dice Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, in un incontro svoltosi ieri sul tema “Transizione competitiva e sostenibile: un nuovo paradigma per imprese” promosso insieme allo studio Ambrosetti. «La sostenibilità è tema importante – aggiunge Toma – e bisogna continuare a stimolare le pmi nell’innovazione e nella transizione giusta. Sostenibilità che tocca anche la grande azienda. Bisogna dare segnali importanti e forti».
«Abbiamo coinvolto l’Abi di Puglia a testimoniare che chi decide di costruire un percorso di sostenibilità nelle aziende, acquisisce un vantaggio competitivo, il che vuol dire poter anche accedere facilmente, e ad un costo più basso, alle risorse finanziarie» osserva Lella Miccolis, vice presidente Confindustria Taranto.
«La transizione deve essere supportata dal sistema finanziario perché questo paga – afferma Lara Ponti, vice presidente Confindustria con delega alla transizione -. L’Europa e sempre più le banche vanno in questa direzione ed è necessario che le aziende comprendano che investire in sostenibilità, vuol dire anche un miglior accesso al credito. Come Confindustria stiamo lavorando sull’importanza che i territori costruiscano contesti per facilitare la transizione. I dati ci dicono che i territori che hanno investito in tutti gli elementi che compongono la sostenibilità, sono i territori più competitivi: nella filiera scolastica, nelle infrastrutture energetiche, fisiche e digitali, e, non ultimo, in un sistema istituzionale di regole chiare e certe e di qualità amministrativa. A Taranto – dice Ponti – l’Ilva, cioè il rapporto tra sostenibilità e competitività è uno snodo cruciale. Rispetto ad esso, c’è anche una responsabilità che tutti i soggetti istituzionali, politici e imprenditoriali devono assumere». Per Vincenzo De Marino, presidente della commissione Abi Puglia, «il legame tra sostenibilità dell’azienda e rischiosità dell’azienda, è diretto. Maggiori sono infatti gli investimenti in sostenibilità dell’azienda, più bassa è la sua rischiosità e, di conseguenza, il merito creditizio tende ad essere migliore con un più facile accesso al credito. Se guardiamo l’osservatorio di Crif sulla sostenibilità, un documento del 2025 riferito al 2023 e al 2024, la Puglia ha ancora molto da fare come valore assoluto. Nel confronto con le altre regioni italiane, è un pò più indietro in classifica. Se invece osserviamo il 2024 rispetto al 2023, notiamo un miglioramento e nel Sud è tra le regioni più virtuose. C’è ancora tanta strada da fare in Puglia – dice De Marino -, ma nel 2024 rispetto al 2023 c’è stata un’accelerazione. Puglia e Calabria sono le due regioni migliori. Telecomunicazioni, alimentare, turismo e abbigliamento sono in fase di miglioramento in termini di sostenibilità»









