Gli indicatori dell’industria delle macchine utensili, robot e automazione tornano in territorio positivo. Ad annunciarlo sono gli stessi costruttori, riuniti in assemblea a Milano sotto la bandiera Ucimu, che snocciolano i dati di previsione 2026. E descrivono i prossimi mesi come caratterizzati da una “timida ripresa” trainata dal miglioramento delle performance sul mercato interno grazie anche alla disponibilità dell’iperammortamento diventato realmente operativo solo nell’ultimo mese.
Secondo i dati la produzione si assesterà a 6,6 miliardi di euro (+3,9%), proseguirà il trend positivo delle consegne sul mercato interno, attese in crescita dell’8,5% a 2,8 miliardi trainate dalla domanda italiana che dovrebbe toccare i 4,9 miliardi (+7,4%). Segno positivo anche per le importazioni che arriveranno a 2 miliardi, in crescita del 5,9% rispetto all’anno scorso. Infine, le esportazioni si manterranno sul livello del 2025 a 3,8 miliardi (+0,7%).
«Il 2025 è stato un anno deludente per i costruttori italiani che hanno dovuto fare i conti con il forte calo di vendite all’estero – ha dichiarato il presidente di Ucimu, Riccardo Rosa- Anche sul fronte interno, nonostante la ripresa, l’attività è risultata poco soddisfacente complice anche la confusione creatasi attorno a Transizione 5.0». Confusione e calo degli ordini interni che hanno caratterizzato anche il primo trimestre ma che ora sembrano invertire la rotta. «In questo primo mese di iperammortamento, con la Piattaforma Gse operativa, abbiamo già visto il cambio di passo e questo conferma quello che sosteniamo da tempo, ossia che la domanda italiana c’è ma i clienti attendevano chiarezza per concretizzare gli ordini».
Sulla necessità di risorse stabili e non di bonus estemporanei si è soffermata anche Barbara Cimmino, vicepresidente per l’export e l’attrazione degli investimenti. «Questo è un settore d’eccellenza della manifattura italiana – ha dichiarato – che abilita la produzione della maggior parte dei settori industriali e proprio per questo se non ne abbiamo cura penalizziamo tutti gli altri settori».
Il contesto internazionale certo non aiuta e richiede alle aziende una capacità di adattamento sempre maggiore. «Per questo – ha continuato Cimmino – servono un sistema commerciale aperto, regole certe e accordi di libero scambio in grado di ampliare gli spazi per le nostre imprese. Mercosur, India, Indonesia e Australia possono esprimere un potenziale di export aggiuntivo compreso tra il 20 e il 30% per il comparto delle macchine utensili».










