Il caso del Texas
Una funzione che, però, in Texas viene ostacolata. Il governo dello Stato repubblicano non fornisce le licenze all’agenzia federale per i rifugiati. Una condotta che non ha bloccato il lavoro dell’ufficio per il ricollocamento dei migranti, ma ha significato minori tutele e protezioni per i giovani.
Secondo quanto denunciato da “Florence Immigrant and Refugee Rights Project”, un’associazione no-profit dell’Arizona, l’obiettivo del governo federale sembrerebbe quello di raggruppare i soggetti vulnerabili nelle giurisdizioni con una legislazione più severa per poi espellerli dal Paese.
Oltre 1.800 bambini e ragazzi a livello nazionale si trovano nelle strutture del dipartimento, ma si ritiene che più del 60% di coloro che hanno ancora un dossier giudiziario sia stato trasferito nel Lone Star State. A giugno erano meno della metà.
Come scrive The Independent, a livello nazionale solo il 31,7% dei minori con un fascicolo aperto per immigrazione ha ricevuto un rappresentante legale a difenderlo. E la situazione in Texas è ancora peggiore: il 17,2% dei più giovani a Houston, il 18,6% a El Paso e appena l’8,7% a San Antonio ha ottenuto la nomina di un avvocato.
Intanto l’Orr ha pianificato la costruzione di una struttura da quasi tremila posti. Un edificio per dare all’amministrazione una risposta rapida ad afflussi massicci. Anche se i ragazzi non accompagnati che hanno superato clandestinamente il confine sono diminuiti drasticamente nell’ultimo anno e mezzo, rimane il timore da parte delle Ong che l’amministrazione Trump stia costruendo una fabbrica di espulsioni a catena. Un sistema che non tutela i soggetti vulnerabili e li riporta in situazioni di pericolo e di rischio di essere vittime di trafficanti.
