Il messaggio che filtra dal Governo e che sarà reiterato dalla premier Giorgia Meloni giovedì nell’informativa alle Camere al momento è uno: «Lavoriamo per essere pronti a gestire l’emergenza, ma senza allarmismi». Perché le scorte di gas sono al 44%, contro una media europea di poco superiore al 20 per cento.
Ieri il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha riunito al Mase i tecnici per aggiornare il «Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale» che risale al 2023 (un anno dopo l’invasione russa dell’Ucraina) e il «Piano di azione preventivo per il sistema italiano del gas», che contemplava tra gli scenari disordini in diverse aree del pianeta, dalla Libia all’Azerbaijan fino alla Turchia, ma non in Iran e nel Golfo persico.
Alla base del lavoro, che sarà trasmesso a Meloni con il quadro e le previsioni sugli stoccaggi, c’è il decalogo stilato il 20 marzo scorso dall’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), “Sheltering from oil stocks”, che riconosce come la guerra in Medio Oriente scatenata da Stati Uniti e Israele abbia prodotto la più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero globale, a causa della paralisi della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Tra le dieci misure raccomandate per reagire allo shock – richiamate dal Commissario Ue all’Energia, Dan Jørgensen, nella lettera ai Ventisette inviata a fine marzo – ci sono targhe alterne, smart working, spinta all’uso dei mezzi pubblici, car sharing, riduzione di almeno 10 chilometri orari dei limiti di velocità in autostrada (che potrebbe abbattere dal 5 al 10% il consumo , guida efficiente per i veicoli commerciali e per la consegna delle merci, riduzione dell’uso del Gpl dal settore dei trasporti. E ancora: evitare i viaggi aerei laddove esistano alternative, passare a soluzioni di cottura elettriche o alternative al gas, dare priorità alla lavorazione delle materie prime petrolifere con maggiori disponibilità di volumi.
Nulla di tutto questo, sostengono dall’Esecutivo, è per ora alle viste, neppure il ricorso al lavoro agile. Men che mai l’ipotesi di un ritorno alla didattica a distanza (Dad) nelle scuole in quest’ultimo scorcio di anno scolastico. «Non è contemplata», ha tagliato corto il ministro Giuseppe Valditara. Ma l’allarme potrebbe scattare da fine mese, quando lo stop alle forniture annunciato da QatarEnergy per i danni subiti dai missili iraniani all’impianto di Ras Laffan potrebbe cominciare a farsi sentire.













