Non ci sono colloqui diretti tra Stati uniti e Iran ma i canali di comunicazione non sono chiusi e con la mediazione di Qatar, Pakistan e Oman si stanno facendo progressi, tanto che un accordo, almeno sulla riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz, potrebbe essere vicino. Lo hanno dichiarato da Washington, con ottimismo, Scott Bessent e Marco Rubio. E lo ha confermato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari: «Washington e Teheran si stanno comunque confrontando, i contatti diplomatici sono in fase molto avanzata, ci sono scambi di bozze, gli sforzi proseguono con tutte le parti per arrivare a una soluzione a breve termine che ci aiuterebbe a riavviare i colloqui, un accordo di questo genere – ha detto al-Ansari – potrebbe essere raggiunto nelle prossime ore o nei prossimi giorni».
Nel fine settimana Trump aveva prima annunciato e poi fermato «un attacco massiccio contro l’Iran». Lunedì aveva anticipato la ripresa dei colloqui con l’Iran e aveva concesso al regime di Teheran «un’ultima possibilità prima della decapitazione». Ma gli ayatollah avevano risposto subito all’ennesima minaccia del presidente Usa smentendo ogni contatto e ogni trattativa, tranne quella su Hormuz con l’Oman.
E tuttavia, a conferma dei passi avanti compiuti verso un accordo di massima, da Teheran sono filtrate ieri indiscrezioni su un possibile coinvolgimento dei Paesi europei nello sminamento dello Stretto: un chiaro tentativo di arrivare alla normalizzazione della navigazione a Hormuz e agevolare i negoziati di pace con gli Stati Uniti. In pubblico, i leader iraniani hanno ripetutamente affermato che le forze straniere non potranno partecipare alle operazioni per rimuovere le mine ma – secondo alcune fonti interne al regime sentite dal’agenzia Bloomberg – in alcuni incontri riservati delle ultime settimane gli ayatollah e anche i pasdaran avrebbero mostrato una posizione più morbida.
Un funzionario di alto livello del governo del Pakistan ha dichiarato all’agenzia Reuters: «C’è molto movimento dietro le quinte, stiamo parlando con entrambe le parti. Il nostro unico obiettivo, al momento, è far sì che entrambe le parti accettino quantomeno di iniziare a dialogare».
Dall’amministrazione di Washington sono arrivate ieri dichiarazioni piene di ottimismo che hanno contribuito a fare scendere sensibilmente il prezzo del petrolio. «Siamo in trattative con gli iraniani e credo ci sia la possibilità di arrivare a un accordo, entro martedì o mercoledì, per aprire lo Stretto e muoverci verso una situazione più normalizzata in questo conflitto», ha affermato il segretario al Tesoro, Scott Bessent, in un’intervista a Cnbc, facendo riferimento a «una riapertura con completa libertà di transito», quindi senza pedaggi o controlli da parte delle forze militari dell’Iran.










