Quali possibilità reali di innovazione?
Sul piano di riarmo tedesco nel suo complesso ci sono anche critiche, secondo un rapporto dell’autorevole Kiel Institute, la Germania spenderà molto investendo in modo “vecchio” tecnologicamente, senza sviluppare sistemi autonomi, intelligenza artificiale e piattaforme realmente innovative. Se vogliamo il rischio, in sostanza, è che il grande sforzo finanziario si traduca in un relativo beneficio, investendo in modelli industriali e militari non attuali, che non tengono conto degli avvenimenti degli ultimi anni.
Nel settore spaziale il pericolo è, per sua natura, molto minore, ma anche qui c’è da considerare la consolidata mentalità europea che guarda al valore delle commesse e non alla capacità di integrare innovazione, velocità di sviluppo e costruzione, fondamentali in campo militare, oltre all’utilizzo dual use dei satelliti.
Quale ruolo per l’Agenzia spaziale europea?
È un punto delicato, che si porta dietro il coordinamento europeo nel suo complesso e il ruolo di Esa, l’Agenzia spaziale europea, di cui Berlino è il maggiore contribuente con oltre cinque miliardi, spalmati su più anni. La cifra rappresenta il 23% dell’intero bilancio dell’Agenzia, mentre Francia, circa il 16.5%, e Italia, 15.7%, contribuiscono quasi alla pari.
La politica di ritorno geografico dell’Esa fa sì che in questi tre Paesi la quasi totalità dell’investimento in Esa venga reinvestito direttamente nell’industria aerospaziale nazionale. Un’ottima cosa, ovviamente, ma che nel tempo ha introdotto una rigidità notevole, nemica dell’agilità di decisione, velocità di realizzazione e, in definitiva, capacità di innovare: i lanciatori europei, ottimi ma non riutilizzabili come quelli di SpaceX, sono meno economici e rappresentano il miglior esempio. La Germania, che è comunque predominante anche nella dirigenza dell’Agenzia, sembrerebbe rafforzare Esa con questo piano spaziale militare, anche se non direttamente, dato che investimenti nazionali di questa portata inducono più capacità industriale e più sviluppo tecnologico. Si potrebbe pensare anche che, in un momento in cui la dipendenza da tecnologie extraeuropee appare sempre più difficile da sopportare, Berlino potrebbe aiutare gli Stati membri di Esa ad uscire da questo vincolo.
Costellazione di satelliti
Altri, forse più realisticamente, vedono il rischio di indebolire il ruolo dell’Esa, che già deve inseguire e finanziare tante iniziative nazionali, per esempio in Francia, Svezia, Spagna, che vogliono sviluppare lanciatori medio piccoli, di cui, si presume, il mercato europeo farà presto richiesta, dato il gran numero di costellazioni satellitari nazionali previste.
