Undici punti in più arrivano anche al sindaco di Palermo Roberto Lagalla, che si tiene così lontano dall’ultimo posto occupato lo scorso anno e restituito ora al collega di Trapani Giacomo Tranchida, maglia nera anche nel 2024.
Rispetto al passato, però, oltre a Manfredi e Basile, nella parte alta della graduatoria c’è molto più Mezzogiorno. Appena sopra il sindaco di Messina, al quarto posto, si incontra per esempio Massimo Zedda. Al suo terzo mandato alla guida di Cagliari, dove dopo la parentesi di leader dell’opposizione nel consiglio regionale della Sardegna è tornato a occupare la stessa casella già ricoperta fra 2011 e 2019, Zedda guadagna otto punti rispetto allo scorso anno ottenendo il «sì» di 63 cagliaritani su 100. E la rappresentanza centromeridionale in alta classifica contempla anche il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, al sesto posto con un 61% che consolida la performance già ottima dello scorso anno, l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella a Benevento, alla replica dell’exploit del 2025, e Vincenzo Voce a Crotone.
E le elezioni?
A meno di un anno da un turno amministrativo pesante, che vedrà al voto quasi tutte le principali città italiane, è chiaro che la classifica del Governance Poll sarà spulciata da partiti e coalizioni che proprio in queste settimane stanno iniziando a giocare sul serio la partita delle candidature.
Accanto a Gaetano Manfredi, che dal sondaggio annuale riceve tradizionalmente numeri incoraggianti, fra i sindaci arrivati all’ultimo anno del primo mandato c’è Roberto Gualtieri. Anche per lui le notizie sono buone, perché il 54% attribuitogli dall’edizione di quest’anno indica una netta ripresa rispetto al 2025, con una risalita di otto punti percentuali e addirittura 48 posizioni. Simile, a Torino, la condizione di Stefano Lo Russo, che con il 55% dei consensi occupa il 33esimo posto con Silvia Salis e il sindaco di Ancona Daniele Silvetti guadagnando 4,5 punti rispetto allo scorso anno. Meno brillante il risultato di Matteo Lepore a Bologna, che si mantiene per un punto sopra la soglia del 50% ma scende al 64esimo posto perdendo 2,5 punti nel confronto con l’edizione 2025. A Milano invece Beppe Sala arriva alla chiusura del secondo mandato al decimo posto, con un 59,5% che conferma un consenso solido; nonostante le traversie giudiziarie sull’edilizia che hanno coinvolto l’amministrazione, producendo peraltro fin qui una serie di assoluzioni.
Il consenso scivola
Ma il Governance Poll, ovviamente, non è una simulazione di voto, per la semplice ragione che per esempio mancano i concorrenti. La sua funzione è piuttosto quella di misurare il rapporto fra il sindaco e i propri concittadini, influenzato da un’infinità di fattori che mescolano scelte amministrative, capacità di comunicazione ma anche le condizioni economiche e sociali della città. Da questo punto di vista, il carotaggio mostra qualche smottamento nel consenso generale dei sindaci: a raggiungere il 50% sono 74 amministratori su 92, cioè l’80%, mentre l’anno scorso la stessa condizione riguardava l’85% degli “esaminati”.
