Storie Web venerdì, Marzo 13

All’Università di Genova arrivano le stanze della disconnessione, spazi in cui studenti e studentesse possono trovare rifugio dallo stress, dai rumori e dagli stimoli digitali.

Le stanze sono caratterizzate da luci calde, materiali naturali, libri e strumenti per la meditazione, luoghi protetti in cui gli studenti possono dimenticarsi di smartphone, tablet e computer e riconnettersi con loro stessi, prendendosi una pausa dal mondo esterno. 

“Si tratta di un intervento che risponde in modo concreto alla crescente esigenza di contrastare sovraccarico, stress e iperconnessione nella vita accademica contemporanea”, spiegano da Unige. L’ateneo ha avviato il progetto nell’ambito del Piano delle Azioni Positive 2022-2024, che aveva tra gli obiettivi principali la promozione del benessere, delle pari opportunità e la predisposizione di un ambiente accogliente e rispettoso per tutte le componenti presenti al suo interno.

Le nuove stanze sono state realizzate anche grazie al supporto del progetto Prisma, sigla che sta per “Promuovere risorse individuali e sociali nel mondo accademico”: un’iniziativa nazionale che coinvolge otto università italiane, tra cui l’ateneo genovese. L’obiettivo è potenziare il benessere psicologico della comunità studentesca attraverso ricerca, formazione, potenziamento del counseling e sensibilizzazione sui temi della salute mentale e dell’inclusione. Anche perché, rispetto agli effetti nefasti di una connessione compulsiva sul benessere psicologico, c’è sempre più consapevolezza.

Basta osservare l’ultima fotografia che emerge dai dati dell’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale promosso dal Social Warning – Movimento Etico Digitale, che ha coinvolto oltre 20 mila studenti italiani. La fascia di età è appena precedente a quella degli universitari: tra gli 11 e i 18 anni. Ma i risultati della ricerca suonano come un campanello d’allarme per gli anni immediatamente successivi. Il 77,5% dei ragazzi presi in esame, infatti, dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali (un dato in crescita di quasi cinque punti percentuali rispetto al 2024). Ancora: il 41,8% parla di una forma di dipendenza moderata, il 33,3% di una dipendenza lieve, mentre una quota più contenuta riconosce una forma grave. Solo il 22,5% afferma di non sentirsi dipendente affatto.

Condividere.