Fino a qualche anno fa, l’idea di comprare usato faceva arricciare il naso. Per molto tempo, lo stigma sociale intorno al second hand non ha permesso di andare oltre all’associazione usato-bassa qualità. E seppure gli scettici rimangano, oggi il mercato del second hand vanta una forte solidità a livello globale, sia dal punto di vista economico che d’immagine. Basti pensare al successo di applicazioni come la lituana Vinted e di siti come il francese Vestiaire Collective. Ma anche ai bagni di folla ai mercati.
Il volume di mercato
I dati non lasciano dubbi: il mercato dell’usato vale più di 500 miliardi di dollari – stando alle stime 2026 della società di consulenza e di ricerca «The Business research company» –, con un tasso annuo di crescita composto (Cagr) del 12.6% rispetto al 2025. Proiettando i numeri verso il 2030, il volume d’affari generato dal second hand potrebbe raggiungere gli 854 miliardi di dollari. Se si considera solo il settore dell’abbigliamento – facendo riferimento al resale report 2026 della piattaforma di rivendita online «ThredUp» –, le cifre di quest’anno si aggirano sui 289 miliardi di dollari, con un margine di crescita previsto per il 2030 pari a 100 miliardi. Il dato che più colpisce riguarda l’evoluzione degli ultimi sei anni: dal 2021 il mercato dell’abbigliamento di seconda mano ha duplicato il suo valore.
Anche il nostro Paese si inserisce in questa tendenza d’acquisto: il second hand vale 27,2 miliardi di euro e ha un peso sul Pil dell’1,2% – ha rilevato l’osservatorio «Second Hand Economy 2025» condotto da Ipsos Doxa per Subito –. Il 71% della compravendita avviene online e coinvolge perlopiù l’abbigliamento e gli accessori. Un altro dato interessante, che riflette il cambiamento delle abitudini di acquisto degli italiani, è che il second hand è diventato il punto di partenza per più della metà degli intervistati. Prima ancora di cercare il nuovo, quindi, si guarda all’usato. Questa tendenza trova conferma anche nel settore del lusso: secondo il monitor realizzato da Bain e Altagamma sui mercati mondiali dei beni personali di lusso, circa la metà dei consumatori del lusso consulta il mercato dell’usato prima di acquistare un prodotto nuovo.
Gli articoli vintage e/o di lusso
Il second hand è un mondo molto ampio, che non si limita alla mera definizione di “usato”. Esso può inglobare i sottoinsiemi del vintage e del lusso, i quali, a loro volta, possono intersecarsi tra loro. Bisogna fare attenzione: vintage e second hand non hanno lo stesso significato. Un articolo è definito vintage quando ha almeno 20 anni di età ed è riconducibile a un periodo di tempo preciso sulla base della sua estetica e/o del suo valore storico-culturale. Invece, un pezzo è di seconda mano se ha già avuto un proprietario. È anche vero che acquistare un capo o un oggetto vintage significa, tendenzialmente, acquistare un articolo usato – proprio perché essendo datato, c’è un’alta probabilità che sia già appartenuto a qualcuno –.
Il vintage, all’interno del mercato del second hand, ha un peso non indifferente. La Generazione Z in primis ha riportato in auge l’estetica degli anni Novanta e dei primi decenni del 2000, mossa da un sentimento che si potrebbe definire di nostalgia collettiva: ci si ispira allo stile degli allora ventenni Leonardo di Caprio, Jonny Deep e Brad Pitt, si cercano pezzi di arredamento che evochino il salotto di Friends, si ritorna ad apprezzare le foto Polaroid. In Italia – riprendendo i dati di Ipsos Doxa per Subito – il vintage ha registrato un exploit nel 2025, arrivando in testa alle preferenze sia dei venditori che degli acquirenti di abbigliamento di seconda mano. Eppure, è difficile isolare i numeri del vintage second hand perché i report globali e le indagini nazionali li inseriscono nel calderone dei dati generali del mercato dell’usato. E anche perché una grossa fetta di mercato del vintage passa ancora per i negozi fisici e i mercati di quartiere, rendendo complesso fare un calcolo congiunto.













