Jack Daniel’s e altri whisky statunitensi nei negozi canadesi è quasi impossibile trovarli e non perché siano andati a ruba. Toglierli dagli scaffali è diventato infatti da mesi il simbolo dell’orgoglio di Ottawa nel contraattaccare i dazi di Trump. Washington adesso risponde con balzelli anche sulle mazze da hockey, sport nazionale dei vicini e nella spirale della rappresaglia potrebbero finire presto la Harley Davidson a stelle e strisce.
Solo una goccia è il caso di dirlo, degli intensi rapporti commerciali tra i due paesi centrati su risorse naturali, energie e automotive ma i simboli contano quando a scontrarsi sono due stati così legati fra loro non solo nel portafoglio. I toni si alzano e il premier della provincia canadese dell’Ontario apostrofa in pubblico a male parole il presidente degli Stati Uniti. Trump replica potremmo cambiare il nome del lago Ontario in lago America.
Un accordo è saltato all’ultimo minuto sembra per la mancata imtesa sui dazi per auto, camion, acciaio e alluminio. Poi sarebbero state richieste giudicate interferenze nella sovranità nazionale canadese come la possibilità per Washington di dettare dazi comuni verso paesi terzi. L’America è cambiata, sostiene il primo ministro Carly, usa l’integrazione economica come un’arma.
Il Canada si è approfittato per decenni di noi, replica Trump, dopo che nelle scorse settimane la Casa Bianca aveva criticato le eccessive aperture di Ottawa alla Cina, un’economia non di mercato. Tra simboli e momenti verità, la guerra continua.


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