La Francia continua a bruciare, con tutte le ripercussioni politiche del caso. Il presidente Emamuel Macron ha respinto le dimissioni presentate dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, il cui passo indietro era arrivato alla luce dei pesanti disordini che hanno interessato le città transalpine durante le manifestazioni contro il carovita degli ultimi giorni.
Fermi a quota 2.400
Sono 2.400 i fermi e un migliaio di poliziotti feriti, sette dei quali in modo grave, per gli scontri di sabato che hanno trasformato città come Limoges, Marsiglia e Bordeaux in campi di battaglia. Si aggrava anche il bilancio delle vittime minorenni, con una diciassettenne che avrebbe perso un occhio durante gli scontri tra agenti e manifestanti a Mulhouse, episodio su cui indaga l’Ispettorato di polizia Igpn.
Macron ha parlato alla nazione: «Stasera proviamo tutti rabbia e vergogna. Chi ha distrutto deve pagare». Il presidente francese ha lanciato un duro avvertimento ai casseurs che hanno messo a ferro e fuoco la Francia e che anche domenica sono tornati in azione in Place de la République, tra nuovi scontri con la polizia in tenuta antisommossa e saccheggi.
La polemica tra Macron e Mélenchon
«Nulla giustifica la violenza», ha ammonito Macron invitando a «non confondere le centinaia di migliaia« di manifestanti e le loro «legittime rivendicazioni» con «coloro che hanno distrutto, rotto, saccheggiato». Invitando «l’insieme dei partiti, delle organizzazioni sindacali, a condannare senza ambiguità ogni forma di violenza». L’inquilino dell’Eliseo ha chiesto chiarimenti dell’intelligence e trasparenza. Ed è tornato a denunciare «facinorosi appartenenti a un gruppuscolo di estrema sinistra, affiancati da numerosi delinquenti» e hanno annunciato una stretta: i prefetti potranno decidere misure per proteggere le città, «fino a vietare alcune manifestazioni».
Quindi un messaggio implicitamente rivolto alla France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon, il partito della sinistra radicale accusato di aizzare le proteste. «Tutti coloro che oggi sostengono che l’urgenza sia scendere in piazza hanno un solo obiettivo: rubare il dibattito» politico. «I confronti non devono avvenire per strada né attraverso la violenza. Devono svolgersi nel rispetto, mai nel disordine o nella distruzione. Il nostro Paese merita una bella elezione presidenziale tra sei mesi». Nel continuo rimpallo di responsabilità, Mélenchon ha accusato a sua volta Macron di puntare al «logoramento» della situazione. «Non dirigiamo noi il movimento popolare. Si dirige da sé attraverso i suoi sindacati e le sue assemblee. Da tre settimane, i deputati e gli eletti di Lfi si interpongono di fronte alle violenze della polizia. Questo è il nostro ruolo», assicura l’esponente della gauche su Lci.
