Storie Web venerdì, Maggio 15

L’obiettivo è quello di offrire una seconda chance a chi ha lasciato i libri prima del tempo. La misura, però, denominata Reddito di studio, istituita in Sardegna con legge regionale, è stata impugnata dal Consiglio dei ministri perché eccederebbe dalle competenze statutarie ponendosi in contrasto con la normativa statale.

Contributi ai giovani sino a 30 anni

La norma prevede l’erogazione di contributi a giovani sino a 30 anni (domiciliati o residenti in Sardegna) che vogliono tornare sui banchi di scuola e si trovano in una condizione economica svantaggiata. La condizione necessaria per poter usufruire della misura, è che non si giovino di altre borse di studio. Il programma finanzia sia lo studio per chi vuole conseguire la licenzia media, sia il diploma o la laurea.

Dalle scuole medie all’università

Per il primo biennio sono già stati stanziati tre milioni di euro. La misura prevede, un contributo mensile di 475 euro per chi consegue la licenza media, 625 euro per chi frequenta le superiori, e 775 mensili per l’università.

Dopo la decisione del Cdm arrivano le reazioni dalla Regione. «Rimaniamo sorpresi dall’ennesima impugnazione da parte del Governo nazionale di una legge approvata dal Consiglio regionale della Sardegna per rilievi di natura esclusivamente tecnica – dice Luca Pizzuto primo firmatario della legge sul Reddito di Studio -. Si tratta di osservazioni che verranno affrontate con senso di responsabilità e spirito istituzionale, apporteremo tutte le correzioni necessarie affinché il provvedimento possa proseguire il suo percorso».

«Legge ancora in vigore»

Per il momento, a sentire Pizzuto, non dovrebbe cambiare nulla. «La legge rimane in vigore anche se impugnata – conclude -: lavoreremo al più presto alle modiche affinché la legge possa entrare pienamente in vigore nel più breve tempo possibile, mantenendo intatti gli obiettivi politici e sociali del provvedimento». Anche perché, conclude il primo firmatario del provvedimento, «il Reddito di Studio rappresenta una misura di equità e giustizia sociale pensata per contrastare la dispersione scolastica, ridurre le disuguaglianze economiche e garantire a tutti i giovani la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo indipendentemente dalle condizioni di partenza».

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