Matteo Salvini sceglie il salotto di Bruno Vespa per prepararsi alla conta che andrà in scena al congresso della Lega annunciato dal palco di Pontida. E apre alla fronda nordista, negando che se sarà rieletto segretario, sarà un uomo solo al comando: «La forza della Lega è la squadra. Creare un gruppo per affrontare le sfide sarà fondamentale». Ci sarà un ruolo per Zaia? «Per Zaia ma non solo: proporrò a tutti quelli che hanno cose da dire e da dare di far parte di una squadra che deve affrontare e vincere sfide enormi».
L’obiettivo di blindarsi al congresso
Salvini parla con l’obiettivo di blindarsi: sa che la maggioranza dei delegati gli è fedele, ma non può continuare a rintuzzare senza fine gli affondi dei governatori del Nord. Men che mai alla vigilia dell’anno elettorale. Da qui la mano tesa: anche se non sarà raccolta, toglie di mezzo un alibi.
Il pungolo sulle pensioni a 64 anni
La strategia di rilancio è interna ed esterna. Anche se con la mancata uscita anticipata dalla procedura di infrazione il sentiero del Governo si fa stretto, non ha intenzione di mollare facilmente i suoi cavalli di battaglia. A cominciare dalle pensioni. «Gli italiani oggi sono quelli che vanno in pensione più tardi in Europa, insieme con greci e danesi: 67 anni. Non ce lo possiamo permettere per i giovani. Con 1,6 miliardi l’anno prossimo permettiamo alla gente di scegliere se andare in pensione a 64 anni, superando la legge Fornero».
La richiesta alle banche: «Contribuiscano»
A Vespa che gli chiede conto delle coperture Salvini risponde: «Dove trovo 1,6 miliardi? Chiedendo un contributo alle banche, che quest’anno guadagneranno 50 miliardi di euro con le commissioni. Chi ha di più in un momento di difficoltà per tanti italiani può dare di più. E non capisco perché invece che ai banchieri lo si debba chiedere ai pensionati».
Scuola, «non è ghetto aiutare i bimbi con l’italiano»
Il vicepremier difende il decreto legge sulla scuola che il Governo si appresta a varare domani in Consiglio dei ministri. «L’obiettivo – dice – è di avere bambini italiani e stranieri che vadano in classe crescendo e imparando. Abbiamo 34mila classi in Italia con più di un terzo degli alunni stranieri. Se questi non parlano l’italiano è un problema per loro, per gli altri bimbi e per le maestre che non possono insegnare matematica, storia o geografia. Quindi aiutare questi bimbi a parlare l’italiano e portare anche i loro genitori a imparare l’italiano è qualcosa che unisce, che avvicina, non è un ghetto». Alla sinistra riserva l’attacco più duro: «Vorrebbe le classi ghetto. Cerca nuovi elettori, nuovi schiavi, nuovi cittadini. Questa non è l’Italia che ho in testa io».











