Storie Web domenica, Luglio 12

Una donna residente a Milano ha restituito al comune di Cabras una quarantina di chili di sabbia di quarzo prelevata dalla sua famiglia dalla spiaggia di Is Arutas, nell’Oristanese, durante una vacanza negli anni Settanta. “Esaudisco l’ultimo desiderio di mia madre”, ha raccontato la donna.

Sardegna, restituita sabbia al Comune di Cabras (Comune di Cabras)

“Restituire la sabbia, anche a distanza di anni, significa riconoscere che il patrimonio naturale appartiene a tutti e che ciascuno di noi ha la responsabilità di proteggerlo”, ha commentato l’assessore comunale all’Ambiente, Carlo Carta, dopo il gesto della donna.

L’ultimo desiderio della mamma

“Avrò avuto circa quindici anni”, ha raccontato Silvia Ferrari prima di raggiungere la spiaggia insieme al marito. “Quando, durante una vacanza in roulotte con i miei genitori, scoprimmo Is Arutas. Ne rimanemmo estasiati”. È allora che la famiglia decise di portare via della sabbia, sottovalutando il danno che un gesto ripetuto da migliaia di visitatori avrebbe arrecato nel tempo a uno dei litorali più preziosi della Sardegna.

Per decenni quella sabbia è stata custodita e utilizzata per abbellire il giardino zen di mamma Valeria fino a quando la donna ha scoperto che il prelievo della sabbia è vietato per legge e rappresenta un danno per l’ecosistema costiero. “Oggi mia mamma è qui con noi. Prima di venire a mancare”, ha continuato la figlia, riportando i chicchi al mare, accompagnata dal direttore dell’Area Marina Massimo Marras, “mi aveva chiesto più volte di tornare in Sardegna per restituire ciò che lei aveva preso”.

“A nome dell’amministrazione e della comunità desidero ringraziare la signora Silvia Ferrari per aver compreso il valore di questo gesto”, ha dichiarato l’assessore comunale all’Ambiente, Carlo Carta, dopo il gesto della donna. “Restituire la sabbia, anche a distanza di anni, esponendosi con coraggio, significa riconoscere che il patrimonio naturale appartiene a tutti e che ciascuno di noi ha la responsabilità di proteggerlo”.

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