Mentre i Pir azionari continuano a svuotarsi, i Pir obbligazionari nell’ultimo triennio hanno retto le sorti del sistema con una raccolta mensile costantemente positiva. E se già la quota dei Pir azionari indirizzata alle Pmi è stata sempre marginale, quella investita dai Pir obbligazionari in minibond e bond di piccole e medie imprese è pressoché nulla.
La conferma arriva dalla ricognizione effettuata da Plus24, con l’ausilio della piattaforma Mpower.finance, sui singoli titoli presenti nei portafogli degli oltre 50 Pir obbligazionari presenti sul mercato. A scorrere l’elenco dei bond scelti dai gestori emerge chiaramente che i Pir non stanno assolvendo alla loro missione originaria di canalizzare il risparmio delle famiglie verso le Pmi. Più che sostenere il tessuto produttivo, le banche finanziano se stesse. Non è difficile scovare società di gestione di matrice bancaria che investono in bond del proprio gruppo.
Altro che motore per la crescita delle società a minore capitalizzazione e delle piccole imprese non quotate. Gli oltre 5 miliardi di euro gestiti dai Pir obbligazionari sono cannibalizzati da emissioni delle maggiori società, principalmente grandi banche, presenti sul listino di Piazza Affari. I più gettonati dai gestori sono i bond emessi da Intesa Sanpaolo presenti nei portafogli di 38 Pir obbligazionari per un controvalore di oltre 350 milioni di euro. Ben 82 milioni (circa un quarto del totale) sono investiti su obbligazioni di Intesa Sanpaolo dai Pir gestiti da Eurizon Capital, società di gestione dello stesso gruppo bancario.
Seguono le emissioni di Banco Bpm (297 milioni), Bper (270 milioni), UniCredit (266 milioni), Assicurazioni Generali (237 milioni), Enel (190 milioni) e Mediobanca (186 milioni). E l’elenco potrebbe andare avanti. In ogni caso a nessuna banca viene negata una fetta della torta, in termini di masse gestite, rappresentata dai Pir.
Nel complesso il patrimonio dei prodotti obbligazionari è investito per il 40,8% in bond di gruppi finanziari, il 3,3% in emissioni di enti parastatali o società a controllo pubblico (Cdp, Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, Rai, Amco e Istituto per il credito sportivo) e solo il 3% in BTp. Tutto il resto in corporate bond emessi da grandi realtà che operano, in primo luogo, nei settori dell’energia, delle utilities e delle infrastrutture, dove dominano la scena oltre a Enel, anche Mundys (ex Atlantia), Eni, Snam, Terna, Autostrade per l’Italia, Fibercop, Prysmian, Webuild, Inwin e Iren.









