Storie Web domenica, Settembre 20

L’Europa salva l’industria ceramica italiana. Eppure l’Europa stessa ne ostacola la competitività. I dati del primo semestre elaborati da Confindustria Ceramica rilevano un aumento delle esportazioni di piastrelle in ceramica verso la Ue, sia in volumi (+4,8%, con 94,3 milioni di metri cubi), sia in valore (+3,4%, superando il miliardo e mezzo di euro) nei primi sei mesi dell’anno, confermando il trend positivo del 2025. Anche il resto d’Europa regala qualche soddisfazione, con un +2,9% in volumi e un +1,6% in valore. Stabile l’Italia: +0,7% in volumi e -0,8% in valore. Una boccata d’ossigeno per un settore che, invece, registra il segno meno in tutte le altre aree del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti – mercato che da solo vale 700 milioni di euro di export l’anno. I dazi pesano: anche se nel 2025 le perdite erano state contenute a un -0,2% in volume, già in termini di valori (-5,1%) si percepiva la necessità da parte delle aziende di abbassare i prezzi per rimanere competitive e non perdere il proprio posizionamento sul mercato.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Ed è proprio in questa disparità tra vendite in volume e vendite in valore la chiave di lettura con cui si possono interpretare i dati del primo semestre e, più in generale, l’attuale scenario economico della filiera, come suggerisce il presidente di Confindustria Ceramica, Augusto Ciarrocchi, alla vigilia della più importante fiera internazionale del settore, Cersaie, che si svolgerà a Bologna da domani a venerdì. Perché in questo gap (anche laddove i numeri vanno bene, come in Europa), c’è tutto: c’è la crisi di mercati importanti, per effetto soprattutto dei dazi americani e della guerra in Iran; c’è il costo del gas, più che raddoppiato da inizio anno, sempre a seguito della guerra; c’è una politica industriale europea che sembra incapace di rimodellare le proprie regole, pur tenendo fermi i principi e gli obiettivi, per adattarli a uno scenario geopolitico ed economico in continuo mutamento. C’è, infine, la competizione sempre più agguerrita di Paesi come India, Turchia e Cina.

«Mercati che erano per noi i più forti o promettenti, come gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo, sono in forte calo – spiega Ciarrocchi – e non bastano certo, per compensare, le nuove potenziali geografie, sebbene promettenti, come i Paesi del Mercosur». Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, le Americhe nel loro complesso hanno registrato esportazioni di piastrelle per 414,3 milioni di euro, l’8% in meno rispetto al primo semestre 2025, mentre il calo dei volumi (22 milioni di metri cubi) si è limitato al 4,3%. La situazione è poi anche molto differente a secondo dei singoli Paesi, ma la situazione non cambia: il contesto di mercato è difficilissimo e solo l’Europa ha permesso di chiudere il semestre con una tenuta delle vendite, sfiorando i 200 milioni di mq di piastrelle vendute nel mondo (Italia compresa), pari all’1,2% in più dei primi sei mesi 2025, e superando i 3,2 miliardi di euro in valore (-0,6%).Ma si tratta di un equilibrio fragilissimo, spiega Ciarrocchi: «Le aziende soffrono sul fronte dei prezzi, perché nelle attuali condizioni di mercato è impossibile trasferire gli aumenti dei costi produttivi sui clienti».

Eppure, il prezzo del gas è aumentato dai circa 30 euro al MW/h di inizio anno agli attuali 70 euro e questo incide in modo significativo sui conti aziendali di un settore altamente energivoro come la ceramica. «A questo si aggiunge la follia dell’Emission Trading System – osserva il direttore generale di Confindustria Ceramica, Armando Cafiero –. Al raddoppio del costo del gas si aggiunge infatti un incremento delle quotazioni degli Ets, guidate dalla speculazione finanziaria. E dato che, a oggi, non sono disponibili tecnologie alternative all’uso del gas per il nostro comparto, questo si traduce per le imprese in un aumento aggiuntivo dei costi tra il 15 e il 20%».Questo rende ancora più urgenti alcuni interventi sia a livello nazionale, sia a livello europeo. Per quanto riguarda l’Italia, Confindustria Ceramica chiede «l’immediata e piena attuazione» del Decreto Bollette, che prevede, tra le varie misure, anche la riduzione del differenziale tra TTF (il principale hub europeo di riferimento per il prezzo del gas, nei Paesi Bassi) e PSV (il Punto di scambio italiano), che penalizza l’industria italiana, con uno spread di circa 4 euro al MW/h rispetto ai competitor europei.

A livello di Bruxelles, la priorità è la revisione dell’Emission Trading System, proprio in queste settimane al vaglio del Parlamento Ue. In assenza di alternative tecnologiche, il settore europeo delle piastrelle in ceramica è tra i più penalizzati. Occorre una revisione dei benchmark combustibile (il sistema che definisce l’assegnazione delle quote gratuite di emissioni di CO2): un «priorità» per Ciarrocchi, secondo cui anche il sistema ETS2 (che incide soprattutto su trasporti e costruzioni e, quindi, anche sulle famiglie ) andrebbe completamente rivisto, se non eliminato. Di tutti questi temi si parlerà durante il convegno inaugurale di Cersaie, «Energia sostenibile per la competitività», in programma domani. Perché senza una soluzione a questi ostacoli, gli sforzi delle imprese per restare competitive rischiano di essere vani o fortemente depotenziati. «Le nostre aziende investono continuamente in ricerca e innovazione, ma ci troviamo di fronte a un problema al momento insormontabile – conclude Ciarrocchi –. A oggi non esiste un vettore che possa sostituire il gas metano per mandare avanti un forno. Guardiamo con interesse ad alternative come biometano, ma fino a quando non avremo un’alternativa, serve un’Europa che ci sostenga, non che ci penalizzi. Altrimenti non ci saranno innovazione, design o made in Italy che tengano».

Condividere.