Colpiscono più di 10 milioni di italiani e 120 milioni di europei, dal bambino alla persona anziana; spesso insorgono nel pieno dell’età lavorativa e riproduttiva. Pur essendo tra le principali cause di dolore cronico e disabilità, restano ancora poco conosciute. Sono le malattie reumatologiche di cui il 12 ottobre ricorre la 30ª Giornata mondiale. In questa occasione, la Società Italiana di Reumatologia ha presentato alle Istituzioni un Libro Bianco che definisce le direttrici d’intervento prioritario per garantire ai pazienti un accesso davvero equo e tempestivo alle terapie più appropriate.
Assistenza rivoluzionata ma differenze sul territorio
La reumatologia ha vissuto una vera e propria rivoluzione negli ultimi venti anni, grazie alla quale oggi abbiamo diverse frecce al nostro arco. La possibilità di fare diagnosi precoce, la disponibilità di farmaci innovativi e dei biosimiliari, il cui impiego amplia l’accesso alle cure più avanzate contenendo i costi, modelli assistenziali personalizzati e multidisciplinari, telemedicina e telemonitoraggio che favoriscono la continuità assistenziale e riducono gli accessi impropri. Dal momento che le malattie reumatologiche rappresentano una delle principali sfide sanitarie e socioeconomiche del Paese, puntare sulla reumatologia e valorizzare le sue eccellenze è un investimento ad alto valore per il nostro SSN. Più riusciremo a diagnosticare e a trattare precocemente queste condizioni, più otterremo non solo migliori risultati clinici ma anche meno disabilità, ricoveri e interventi chirurgici, e un numero crescente di persone che continueranno a lavorare e a prendersi cura delle proprie famiglie.
A fronte dei progressi compiuti, persistono però forti differenze territoriali e organizzative che possono condizionare la tempestività della diagnosi e le cure. Disponiamo di conoscenze e strumenti potenti, ma non tutti i cittadini possono beneficiarne in modo uniforme. Il luogo di residenza può ancora influenzare le opportunità diagnostiche e terapeutiche di una persona con malattia reumatologica. In alcune Regioni per una prima visita si può attendere più di sei mesi, con il rischio di ritardare la diagnosi e favorire la progressione della malattia.
I numeri descrivono una rete ancora disomogenea. Le Unità Operative Complesse di Reumatologia sono 42 (0,71 ogni milione di abitanti), con differenze molto marcate tra le Regioni.
Criticità nell’accesso all’innovazione
Anche l’accesso all’innovazione presenta criticità: circa il 23% dei reumatologi operanti in ambito ambulatoriale non può prescrivere direttamente i farmaci biologici, costringendo in alcuni casi il paziente a rivolgersi a un ulteriore centro autorizzato. Differenze significative riguardano inoltre la formazione universitaria: nei corsi di Medicina la Reumatologia vale da uno a quattro crediti a seconda dell’ateneo e in alcune sedi manca un professore ordinario.











