Treno passato, occasione perduta. Ci si aspettava un passo in avanti verso un sistema di relazioni industriali più trasparente e affidabile e, invece, il decreto Primo Maggio (Dl 62/2026), salve clamorose modifiche in sede di conversione, evita consapevolmente di affrontare il tema della rappresentatività sindacale, lasciando ancora una volta nel guado i datori di lavoro.
Il nuovo testo normativo, infatti, non chiarisce cosa debba intendersi per “organizzazioni comparativamente più rappresentative”, nozione che diventa oggi ancor più importante, visto che, con il lodevole intento di eliminare i fenomeni di dumping contrattuale, il decreto affida proprio a tali organizzazioni il compito di definire il “salario giusto” per l’intero settore.
D’altronde, anche prima dell’entrata in vigore del Dl 62/2026 era evidente l’urgenza di affrontare la questione, almeno da quando la sentenza n. 156/2025 della Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori nella parte in cui non consente la costituzione di RSA anche ai sindacati “comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale”, pur non firmatari del contratto collettivo applicato né partecipanti alle trattative.
La Corte è partita da riflessioni sostanzialmente condivisibili, ma ha individuato una soluzione destinata a generare confusione tra i datori di lavoro, ai quali affida il compito (impossibile) di valutare il grado di rappresentatività di ciascun sindacato. Gli imprenditori non dispongono infatti degli strumenti necessari per una simile verifica. Occorrerebbero dati certi, criteri uniformi, un quadro informativo completo e aggiornato. Nulla di tutto ciò è oggi disponibile, e non è presumibile che la Cassazione, che dovrebbe pronunciarsi a giorni sull’argomento, potrà risolvere tale incertezza.
Il problema è particolarmente sentito nella sanità privata, dove operano non solo le tradizionali confederazioni sindacali ma anche altre sigle che hanno consolidato nei decenni il loro ruolo, giungendo a sottoscrivere importanti ccnl. È inoltre frequente che ulteriori organizzazioni, vantando un buon grado di rappresentatività (certificata) nel settore pubblico, provino a ribaltarlo anche sulle strutture private.












