Storie Web martedì, Settembre 22

L’Intelligenza artificiale sta rivoluzionando la chirurgia protesica del ginocchio, aprendo la strada a interventi sempre più personalizzati e performanti. A guidare questo cambiamento è la Casa di Cura Villa Erbosa di Bologna di Gruppo San Donato, tra i primi centri in Europa ad aver adottato l’AI in questo campo. A fare il punto su questa evoluzione è il professor Gennaro Pipino, responsabile di una delle unità operative di Ortopedia della struttura.

Approcci tradizionali e limiti
Fino a oggi, la chirurgia protesica si è basata su strumentari manuali in grado di eseguire allineamenti di tipo meccanico o cinematico. “Un allineamento puramente meccanico offre stabilità in estensione e a mezza flessoestensione, mentre quello cinematico garantisce stabilità durante il movimento ma rischia di lasciare i baricentri non del tutto attivi”, spiega il prof. Pipino.
L’intelligenza artificiale supera questa dicotomia: “Riesce a unire il meglio dell’allineamento cinematico a quello meccanico, risolvendo i limiti dei metodi manuali. In questo modo, si ottiene un bilanciamento ideale e una performance articolare decisamente superiore”.

L’Intelligenza artificiale nella chirurgia protesica del ginocchio
Uno dei contributi più innovativi dell’AI risiede nella capacità di elaborare dati e parametri numerici preoperatori invisibili all’occhio umano. “L’AI ci fornisce indicazioni di altissima precisione per rispettare gli elementi meccanici e cinematici, consentendoci di centrare perfettamente il baricentro del ginocchio”, sottolinea lo specialista.
Centrare il baricentro significa realizzare un impianto “a regola d’arte”, con vantaggi concreti per la vita del paziente: riducendo drasticamente i coefficienti di usura, la protesi risulta molto più longeva nel tempo, restituendo un’articolazione naturale, fluida e di immediata dimestichezza.

Come cambia l’intervento
“L’intervento viene costruito sulle caratteristiche anatomiche del paziente”, sottolinea il professor Pipino. L’AI elabora una pianificazione virtuale su misura per ogni paziente, come un ‘abito sartoriale’. Da questo planning vengono realizzate mascherine chirurgiche personalizzate che guidano la mano dello specialista durante l’atto operatorio.
I benefici clinici sono evidenti: l’intervento risulta più rapido, mirato e meno invasivo. Si traducono in minori perdite ematiche, un drastico calo del gonfiore post-operatorio, un minor rischio di infezioni e, di conseguenza, un recupero riabilitativo molto più veloce.

Un’AI “adolescente” guidata dall’esperienza del chirurgo 
Nonostante i grandi passi avanti che l’hanno portata a superare i limiti rigidi della chirurgia robotica classica, l’intelligenza artificiale rimane un fondamentale strumento di supporto e non un sostituto del medico.“
Possiamo definire l’AI come una tecnologia ancora “adolescente’’, che sta imparando giorno dopo giorno dall’analisi dei casi clinici – chiarisce il prof. Pipino -; essa fornisce dati preziosi, ma la decisione finale e la pianificazione chirurgica restano saldamente nelle mani dello specialista. È come guidare un’auto da corsa con i comandi al volante: la tecnologia è avanzatissima, ma serve un pilota di grande esperienza per saperla governare e adattare al singolo caso”.
A Villa Erbosa la tecnologia è uno strumento inserito in un percorso più ampio, multidisciplinare, in cui restano centrali l’esperienza clinica e l’attenzione al singolo paziente.

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