Si è concluso ieri, dopo sei settimane di testimonianze drammatiche, il primo grande processo contro i giganti del tech Meta (Facebook e Instagram) e YouTube (Google). La giuria è ora chiamata a deliberare su una questione senza precedenti: le piattaforme social sono state progettate intenzionalmente per causare dipendenza, ignorandone i rischi per la salute mentale?
Al centro del dibattimento c’è la storia di KGM, una giovane donna di 20 anni che ha testimoniato di essere diventata “schiava” di YouTube a soli sei anni e di Instagram a nove. La sua tesi, sostenuta da un team legale che raggruppa oltre 1.600 querelanti (tra cui 350 famiglie e 250 distretti scolastici), è che le funzioni di design come lo scroll infinito, l’autoplay e i tasti “like” agiscano come meccanismi da casinò digitale, sfruttando la vulnerabilità del cervello adolescente.
Le prove: “Siamo degli spacciatori”
Uno dei momenti più tesi del processo è stata la presentazione di documenti interni riservati. In un’email un dipendente di Instagram avrebbe definito l’app “una droga”, aggiungendo in modo cinico: “Sostanzialmente siamo degli spacciatori”. Queste ammissioni interne sono state usate dall’accusa per dimostrare la consapevolezza delle aziende sui danni arrecati, che nel caso di KGM si sono tradotti in anni di depressione grave e autolesionismo.
La difesa delle Big Tech
Meta e YouTube hanno respinto con fermezza ogni accusa. Adam Mosseri, capo di Instagram, e Mark Zuckerberg sono stati chiamati a deporre. La difesa sostiene che le piattaforme siano sicure per la stragrande maggioranza degli utenti e che i problemi di salute mentale di KGM fossero legati a dinamiche familiari preesistenti e non all’uso dello smartphone. Mosseri ha inoltre contestato la definizione scientifica di “dipendenza clinica” da social, paragonando l’uso eccessivo delle app al guardare troppa televisione.
Un precedente storico
Mentre TikTok e Snapchat hanno scelto di patteggiare in via riservata poco prima dell’inizio del processo, Meta e Google hanno deciso di andare fino in fondo. Se la giuria si pronuncerà a favore di KGM, le società di social media potrebbero incorrere in pesanti sanzioni pecuniarie, che gli avvocati dei querelanti sperano le indurranno a modificare aspetti fondamentali del funzionamento delle loro piattaforme. In questo caso, l’onere della prova ricade sui querelanti. La giuria dovrà accertare la negligenza e il nesso causale da parte di YouTube e Meta prima di poter imporre un risarcimento danni, quindi l’esito del processo potrebbe assumere diverse forme.










