È pensata come un’occasione per riportare la cultura dove manca da troppo tempo. La scommessa del Premio Olivetti per l’accessibilità culturale passa attraverso il bando che il ministero della Cultura ha varato nell’ambito del Piano Olivetti e che chiuderà le candidature il 15 settembre, un provvedimento che prova a tradurre in progetti concreti l’idea secondo cui la cultura non dovrebbe essere privilegio di pochi ma un diritto di cittadinanza.
Il bando è stato adottato con decreto dirigenziale dell’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale il 17 giugno scorso, in attuazione di un decreto ministeriale di aprile e delle norme della legge di Bilancio 2026. Il suo obiettivo dichiarato è contrastare quella che il testo definisce «siccità culturale», ovvero la carenza strutturale di occasioni di accesso, partecipazione e fruizione della cultura, favorendo al tempo stesso la rigenerazione di periferie, aree interne e territori segnati da marginalità sociale ed economica. L’impianto valoriale richiama esplicitamente il pensiero di Olivetti, per cui la cultura era fattore di dignità della persona e di coesione sociale, e i princìpi della Convenzione di Faro.
Le quattro sezioni
Da qui discendono gli assi d’azione richiesti ai progetti candidati: il contrasto alla siccità culturale, il rafforzamento della partecipazione comunitaria, l’uso delle nuove tecnologie per l’accesso inclusivo, l’innovazione nei settori creativi, la sostenibilità dei risultati nel tempo e la diffusione di buone pratiche replicabili. Il premio si articola in quattro sezioni, ciascuna con un proprio perimetro di intervento.
La prima riguarda musei, patrimonio culturale e territorio, e riunisce i progetti che puntano a ridefinire il ruolo di musei, parchi archeologici, luoghi della cultura, istituti di conservazione, archivi e biblioteche, intesi non come semplici contenitori ma come presìdi civili ed educativi radicati nel territorio, capaci di generare rigenerazione urbana, senso di appartenenza e cittadinanza attiva. La seconda è dedicata alle attività culturali, dunque a festival, rassegne cinematografiche e teatrali, manifestazioni di spettacolo dal vivo, rassegne letterarie e programmi continuativi di promozione della lettura: qui il criterio guida è la rimozione sistematica delle barriere fisiche, sensoriali, cognitive, economiche e sociali che impediscono la partecipazione.
Si passa poi alla parte riservata esclusivamente a imprese e società pubbliche o private, in cui si selezionano progetti di welfare aziendale a forte contenuto culturale, pensati per accrescere il benessere culturale e relazionale di lavoratrici e lavoratori con una ricaduta che si estende anche al territorio in cui l’impresa opera. A chiudere il capitolo interno al MiC riservato a uffici, istituti centrali e periferici e luoghi della cultura afferenti al ministero per la sperimentazione di modelli gestionali d’avanguardia in materia di accessibilità (data la natura interna dei soggetti coinvolti, non prevede l’assegnazione di risorse finanziarie).












