Storie Web giovedì, Settembre 3

Il bielorusso (con passaporto russo) sospettato del tentato attacco con droni ed esplosivo all’aeroporto di Lipsia sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto turistico italiano, rilasciato dall’ambasciata d’Italia a Minsk.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Si tratta di uno dei quasi 50mila visti di breve durata che l’Italia rilascia ogni anno in Bielorussia. Un numero che per il 2025 (ultimo dato disponibile) corrisponde a poco meno di un terzo dei 152.571 visti per circolare nello spazio Schengen ottenuti dai cittadini dello Stato governato dal 1994 da Aljaksandr Lukašėnka. Una cifra che fa del nostro Paese il primo per visti rilasciati.

Tasso di bocciatura pari quasi a zero

Lo scorso anno le domande presentate erano state complessivamente 157.028 con un tasso di bocciatura del 2,8%. Anche su questo versante il nostro Paese può vantare un primato nei confronti di Minsk: le istanze respinte sono state appena 202 su 50.912 richieste, pari allo 0,4%. Per avere un termine di paragone la Germania (secondo per numero di istanze ricevute) ha detto no nel 2,8% dei casi, la Francia (terza destinataria) si è mostrata molto più severa con il 6,5% di rifiuti.

Le verifiche e il caso dei visti multipli

«Faremo tutti i controlli necessari» ha assicurato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, tenendo presente che c’è un processo specifico «per la concessione dei visti e se non c’è nessun alert sulle singole persone il visto viene concesso».

Un’altra anomalia per soggiorni brevi rilasciati dall’Italia per la Bielorussia è l’incidenza dei multiple-entry visa (Mev), i visti che consentono al titolare di entrare nello spazio Schengen più volte durante il periodo di validità del visto, senza dover richiedere un nuovo visto per ogni viaggio. Nel 2025 sono stati la quasi totalità: 50.709 su 50.912 “applicazioni”. Anche in questo caso un confronto con gli altri Paesi è illuminante: in Germania sono stati l’88%, in Francia solo il 71%.

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