« È in atto un cambiamento ampio nel modo in cui gli investitori più giovani apprendono, partecipano al mercato e definiscono lo scopo della ricchezza», dice al Sole 24 Ore Marianna Mamou, chief Investment Office di Ubs Global Wealth Management e autrice del recente «The Great Wealth Transfer Report», che ha indagato le scelte di investimento giovanili a livello mondiale. Scelte che, va sottolineato, evidenziano difformità importanti tra il contesto italiano e quello internazionale, maggiormente improntato al dinamismo. Spiega infatti la manager, riassumendo i risultati dell’indagine: «Millennial e Generazione Z tendono a mostrare una maggiore propensione al rischio e a investire prima sostenuti in parte dai loro orizzonti di investimento più lunghi. Spesso guardano anche oltre gli asset tradizionali e tendono a essere più aperti e coinvolti, ponendo domande, scambiando idee con i coetanei e cercando di avere un ruolo nelle conversazioni familiari sulla ricchezza».
Tutte tendenze che in Italia stanno solo ora iniziando a emergere, anche grazie all’opera di educazione di intermediari e professionisti della finanza. Per rendersene conto è sufficiente uno scambio di battute con operatori di diversa natura: dalla Sim con una storica tradizione nel trading online, alla banca-rete caratterizzata da una rilevante presenza di consulenti under 30, fino alla banca commerciale con una forte presa tra le nuove generazioni e infine indagando le scelte della clientela più giovane del private banking.
Dal trading all’accumulo
Secondo una ricerca interna condotta da Directa Sim nell’agosto scorso, l’evoluzione più significativa degli ultimi cinque anni riguarda la composizione dei portafogli: nel 2021 gli Etf rappresentavano il 45,7% del patrimonio degli under 40 mentre nel 2025 la quota è salita al 66,5 per cento. Nello stesso periodo il peso delle singole azioni è sceso dal 35,1% all’11,1 per cento. Tra gli under 30 il fenomeno è ancora più marcato, con gli Etf che arrivano a rappresentare oltre il 70% del patrimonio. Emerge inoltre una diffusione significativa dei piani di accumulo: più di un terzo del campione ha attivato un Pac.
L’immagine che emerge è quella di investitori attenti e selettivi nelle proprie scelte, molto diversi dagli active trader che rappresentavano il segmento di riferimento agli albori del trading online, nei primi anni Duemila: tra gli under 30 circa un terzo non ha inserito alcun ordine diretto nell’anno e un altro terzo ne ha effettuati da 1 a 5. Nel complesso, quasi nove giovani investitori su dieci non superano i 20 ordini annui.
In rete per creare valore
Tra le banche-reti, emblematico è il caso di Banca Mediolanum, una delle strutture di consulenza con l’età media dei professionisti più bassa e che ha di recente annunciato un piano per inserire 1.500 giovani consulenti nel prossimo triennio. Una politica che ha già dato frutti in termini di attrazione di giovani clienti: negli ultimi cinque anni il numero di clienti under 30 della banca è passato da 118mila a 229mila, con un incremento di quasi il 100 per cento.










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