Pur in un contesto di riduzione della domanda di energia primaria, per via del venir meno dei consumi da riscaldamento, le fonti fossili continuano a rappresentare la componete prevalente del mix energetico italiano: nel secondo trimestre, infatti, petrolio e gas coprono il 71% del fabbisogno complessivo. Con le rinnovabili che si attestano al 23% e consolidano il proprio contributo grazie all’apporto crescente di solare ed eolico. È questa la fotografia scattata dalla prima edizione di Polaris, il nuovo Osservatorio di Snam sul sistema gas italiano, che sarà pubblicato oggi dal gruppo guidato da Agostino Scornajenchi. Con la prima edizione si inaugura un report mensile, al quale si affiancherà quattro volte l’anno (a gennaio, aprile, luglio e ottobre) anche un approfondimento trimestrale sulle principali dinamiche collegate al mondo dell’energia e al gas. Il cui peso, leggendo le prime proiezioni, continua a risultare cruciale per il sistema energetico nazionale con il 30% di copertura della domanda di energia primaria.
Gli stoccaggi
In questo quadro, reso ancora più complesso dal prolungarsi del conflitto in Medio Oriente, gli stoccaggi continuano a svolgere un ruolo di stabilizzazione. L’Italia, sottolinea il check di Snam, ha chiuso la stagione fredda sopra il livello registrato alla stessa data lo scorso anno e il gas conferito nei depositi – i giacimenti naturali che hanno esaurito la loro fase produttiva e oggi sono rinconvertiti a stoccaggi – ha consentito di mitigare la volatilità dei mercati globali. Così, tra ottobre 2025 e marzo 2026, i siti italiani – la cui capacità complessiva è di 19 miliardi di metri cubi – ne hanno erogato 9,5 miliardi, coprendo il 23% della domanda gas. Quanto al riempimento in vista della prossima stagione invernale, l’asticella registrata da Polaris (dato al 30 giugno) segna il 67%, un livello superiore di 9 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso mese del 2022, anno della crisi energetica conseguente al conflitto in Ucraina, e di circa 18 punti percentuali rispetto alla media Ue. Un trend proseguito anche nelle settimane successive – non rilevate dall’Osservatorio che si ferma con i numeri a fine giugno -, tanto che l’Italia oggi conta su un livello di riempimento di oltre il 72% a fronte di una media per l’Europa ferma al 54 per cento.
Tutto merito dell’elevato livello di scorte accumulato prima dell’inverno, delle gestione oculata dei prelievi e del tempestivo avvio della campagna di riempimento che, nonostante i riverberi della crisi tra Usa e Iran, consentiranno con molta probabilità all’Italia di raggiungere il target del 90% che, pur con maggiore flessibilità, Bruxelles ha fissato come deadline da centrare prima della prossima stagione fredda.
La domanda di gas
Il nuovo Osservatorio Polaris di Snam esamina, poi, anche l’andamento della domanda di gas che, nel semestre, si è attestata a 33,1 miliardi di metri cubi, leggermente al di sopra dello stesso periodo del 2025 (+0,4%) con il settore termoelettrico che ha segnato un rialzo del 4%, mentre terziario e residenziale hanno registrato un calo (-1%). E il settore industriale, invece, è rimasto pressoché allineato ai valori del 2025. Nel solo mese di giugno, poi, la generazione termoelettrica da gas è stata pari a 10,2 terawattora (TWh) e ha coperto il 36% dell’intera domanda elettrica, nell’ambito della quale resta comunque rilevante anche l’apporto delle rinnovabili, che hanno garantito il 39% delle richiesta di energia elettrica.
Nel primo semestre, spiega l’Osservatorio Polaris, sono stati installati 3,1 gigawatt (GW) di nuova capacità solare (+10% rispetto al primo semestre 2025) e 328 megawatt (MW) di nuova capacità eolica (+20%). Sommando le varie fonti di energia rinnovabile (incluso idroelettrico e geotermico), la crescita sullo stesso periodo del 2025 è stata di 9 punti percentuali.
