«La malattia in sé è grave ma di fatto non interessa il nostro Paese, dove peraltro disponiamo degli strumenti diagnostici per effettuare un test entro un’ora e delle terapie antibiotiche per curarla adeguatamente in modo tempestivo. Il pericolo di una diffusione pandemica, anche considerando che si tratta di un batterio e non di un virus, è quindi remoto. Sempre fatto salvo il rischio di terrorismo biologico che non è da escludere del tutto, considerando l’area del decesso della giovane tecnica di laboratorio che si sarebbe contagiata per la rottura di una provetta mentre avrebbe dovuto operare in un ambiente di massima sicurezza certificato come BSL-4, Biosafety Level 4. L’instabilità dal punto di vista geopolitico non può essere del tutto trascurata». Marco Falcone, ordinario di Malattie infettive a Pisa e Direttore di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, consigliere Simit, getta innanzitutto acqua sul fuoco dell’alto tasso di mortalità attribuito alla forma più letale di peste: quella polmonare di cui è morta Daria Shipilova, la 28enne ricercatrice dell’Irkutsk Anti Plague Institute in Siberia.
La conferenza sulla peste tra 2 settimane
Ma soprattutto a chiedere maggiore chiarezza alle autorità russe è stato il capo della diplomazia americana Marco Rubio, che ha esortato la Russia alla trasparenza e a «condividere maggiori informazioni su quanto accaduto», sottolineando che qualsiasi infezione in laboratorio desta maggiore preoccupazione dopo la pandemia di Covid. La Russia dal canto suo – anche davanti alle voci non confermate di un secondo caso – subito ha negato l’istituzione di misure sanitarie in Siberia dopo la morte della ricercatrice, reagendo all’offerta di assistenza di Donald Trump con la proposta di «aiutare gli Stati Uniti a combattere le epidemie sul loro territorio».
L’ambasciata statunitense in Russia ha comunque dichiarato che “continua a seguire da vicino” la situazione nella regione siberiana di Irkutsk e ha emesso una serie di istruzioni ai cittadini americani in merito. Tra queste, “seguire la guida delle autorità sanitarie locali” e “chiedere prontamente assistenza medica se sviluppano febbre o sintomi respiratori”. Inoltre, si legge sul sito dell’ambasciata, i cittadini Usa sono invitati a “controllare per 14 giorni il loro stato di salute” se hanno viaggiato in un’area dove sia in atto una epidemia. L’ambasciata ricorda inoltre che rimane in vigore l’avviso di livello 4 del Dipartimento di Stato per il quale “i cittadini Usa in Russia dovrebbero partire immediatamente” e quelli che pianificano un viaggio nel Paese sono “vivamente consigliati a non recarsi in Russia a causa del rischio di detenzione ingiusta e delle preoccupazioni per la sicurezza”.
Annunciata lo scorso giugno, proprio a Irkutsk si terrà il 21 e 22 ottobre una conferenza sulla peste e altre malattie infettive che riunirà esperti di diverse ex repubbliche sovietiche. Questa conferenza, che si tiene generalmente ogni due anni, avrà come tema la sorveglianza epidemiologica, la cooperazione internazionale e la protezione sanitaria, secondo quanto riportato dal sito web dell’evento, che non ha ancora dettagliato il programma preciso.
Cdc allertati
In allerta i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta (Cdc): in un post su X l’agenzia federale del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti dichiara di essere «a conoscenza delle segnalazioni riguardanti un sospetto caso di peste polmonare nella regione russa di Irkutsk che ha provocato un decesso, e sta monitorando strettamente la situazione. Stiamo lavorando in sinergia con l’intero governo degli Stati Uniti per valutare gli sviluppi man mano che diventeranno disponibili ulteriori informazioni», è l’avviso. «Sebbene le circostanze di questo caso segnalato rimangano non confermate, la peste è una grave malattia batterica che può essere trattata con gli antibiotici, in particolare quando viene riconosciuta e curata precocemente», sottolineano gli esperti. Che per il momento concludono: «Al momento non vi è alcuna indicazione di una minaccia più ampia per gli Stati Uniti, ma il Cdc e i nostri partner interni all’agenzia sono preparati e continueranno a monitorare attentamente la situazione».
In Europa rischio “molto basso”
E proprio secondo una recente metanalisi dei Cdc, i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, la mortalità per questa forma della malattia, che deriva principalmente dalle pulci infette dei roditori, in caso di trattamento tempestivo «è comunque alta ma si attesta sul 17%», prosegue Marco Falcone. Intanto sempre l’Oms ha affermato di aver avviato verifiche presso le autorità russe in seguito al decesso: «La valutazione iniziale dei rischi effettuata dall’Organizzazione, basata sulle informazioni disponibili, indica che il rischio è da moderato a basso per Irkutsk, basso per la Federazione Russa nel suo complesso e molto basso per la regione europea», ha dichiarato da Ginevra durante un briefing con la stampa il portavoce Christian Lindmeier.
