Storie Web domenica, Agosto 16

Una riserva volontaria componente stabile della Difesa. Personale addestrato richiamabile quando serve, capace di rafforzare le Forze armate italiane nelle crisi, nelle emergenze e negli scenari più impegnativi. È questo l’identikit che ne dà l’“Atto di indirizzo 2026” per l’avvio del ciclo integrato di programmazione della performance e di formazione del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2027 e la programmazione pluriennale 2028-2029.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La riforma attesa sul tavolo del Consiglio dei ministri

Una fotografia che anticipa alcuni contenuti, nell’attesa che approdi sul tavolo del Consiglio dei ministri il provvedimento, un disegno di legge, sulla riserva volontaria. In base all’ultima bozza, l’idea è quella di prevedere un aumento progressivo degli organici di Esercito, Marina militare, Aeronautica e Corpo della Sanità militare fino a 40.000 unità entro il 31 dicembre 2033, con soglie annuali a partire dal 2028. Il Ddl prevederebbe tre componenti di riserva: operativa (militari in congedo da non più di cinque anni, con disponibilità al richiamo anche d’autorità), volontaria specialistica (profili sanitari, informatici e tecnici, con conferimento diretto del grado) e territoriale (volontari tra 25 e 35 anni, reclutamento regionale, impiego in emergenze e protezione civile). Il governo è alla ricerca delle necessarie coperture finanziarie.

Le prime indicazioni

Il documento è stato pubblicato il 9 luglio.  La componente di riserva delle Forze armate, viene chiarito, dovrà essere sviluppata come elemento strutturale della capacità di difesa nazionale, non come uno strumento occasionale. L’obiettivo è disporre di un bacino di personale addestrato e prontamente impiegabile, capace di supportare e integrare le Forze Armate sin dal tempo di pace. La riserva deve consentire alla Difesa di avere più forza disponibile quando serve, senza dover mantenere in modo permanente tutto il personale necessario per ogni possibile crisi.

Impiego dalla cyber alle tecnologie avanzate

«Il suo contributo – viene chiarito nel documento – dovrà concentrarsi soprattutto nei settori in cui servono competenze specialistiche o forze aggiuntive: logistica, sanità militare, cyber, infrastrutture, comando e controllo, supporto tecnico-operativo e tecnologie avanzate. Sarà decisivo, in particolare, integrare professionalità provenienti dal mondo civile, industriale, scientifico e tecnologico, così da mettere a disposizione competenze preziose, difficili da mantenere stabilmente negli organici permanenti, ma indispensabili nei moderni scenari operativi».

La riserva cresce e si riduce in base alle crisi

«La Riserva – si legge ancora – dovrà quindi essere costruita secondo criteri di prontezza, modularità, sostenibilità economica e scalabilità. Dovrà poter crescere o ridursi in base alle crisi, attivarsi per gradi e permettere allo Strumento militare di resistere nel tempo, rigenerarsi e continuare a operare. In questo modo, la Riserva contribuirà a una Difesa più flessibile, più resiliente e più credibile, coerente con le migliori esperienze alleate e con l’esigenza di una rapida espansione dello Strumento militare quando lo scenario lo richiede».

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