Definire uno standard comune per misurare il tempo sulla Luna. È questo il compito che si è posta la Conferenza internazionale su pesi e misure che terminerà domani, 15 ottobre, a Versailles, Francia. Una necessità manifestata dalle agenzie spaziali di più Paesi per poter muoversi in maniera uniforme durante le missioni internazionali.
Perché gli orologi terrestri non vanno bene
Verrebbe da porsi una domanda naturale: «Perché non ci si può attenere all’orario terrestre?» Perché la gravità cambia. Secondo la teoria della relatività, la gravità e la velocità influenzano il ritmo degli orologi. Sulla Luna, la gravità è circa un sesto di quella della Terra e perciò ci sono delle differenze nella misurazione del tempo. Se su scala quotidiana lo sfalsamento ha effetti impercettibili, nell’ambito delle operazioni spaziali, anche microsecondi di differenza generano un margine di errore non indifferente.
Come misurare il tempo sulla Luna
Sono due i principali passaggi da fare per poter arrivare ad uno standard condiviso: decidere quale riferimento adottare e in che modo collegarlo agli orologi atomici. Questi ultimi sono gli strumenti più precisi mai costruiti per misurare il tempo, con un’incertezza di un secondo ogni 300 milioni di anni. È dalla possibilità di sincronizzare gli orologi in modo stabile e confrontabile che deriva il funzionamento di un sistema di tempo.
Nel concreto, gli esperti devono delineare delle regole comuni relative alle modalità di conteggio dei secondi, di correzione delle differenze dovute alla gravità, di scambio di segnali tra superficie lunare, sonde in orbita e centri di controllo terrestri.
Costruire un orologio lunare permetterà a gruppi di lavoro internazionali di cooperare attraverso strumenti uniformati, migliorerà le telecomunicazioni e renderà più efficiente la localizzazione satellitare.
